La gerontofila

maggio 23, 2017 § Lascia un commento

“Ti chiamo io nei prossimi giorni”

Resto fermo qualche secondo a guardare la porta chiusa ,qualcosa è andato storto ma cosa? Salgo in macchina e vado a cercare un parcheggio , abito a poco distanza ma non ho voglia di andare a casa , devo pensare e ora non sono lucido.  La luna è alta nel cielo buio , sento il frangere delle onde . Sul lungomare c’è un bar ancora aperto con qualche tiratardi ancora all’opera. Mi siedo ad un tavolino un po’  a lato e rivolgo il mio sguardo alla vetrata , non voglio dare adito a nessuno di attaccare discorso. Si avvicina una giovane con un grembiulino  e il trucco  disfatto che trasuda stanchezza prima di farla parlare le chiedo una media alla spina .

Luca mi aveva contattato 2 mesi prima , doveva organizzare una esposizione di reperti archeologici presso un museo a Finalborgo e mi offriva “vitto e alloggio” e una piccola “una tantum” .

Risultati immagini per finalborgo

Io ero libero ed avevo accettato e mi faceva anche piacere rivedere Luca con il quale avevo partecipato ad un paio di spedizioni in Giordania , avevo anche bisogno di rilassarmi e quel lavoretto mi sembrava l’ideale. Luca mi aveva messo a disposizione un appartamentino a Finale con relativo posto macchina , aveva aperto un conto in un ristorante a pochi metri e la parte logistica era completata . Mi aveva presentato i compagni di lavoro che avevano età tra le più disparate che andavano dai 20 agli 85 anni praticamente tutti volontari che offrivano qualche ora del loro tempo. I due artigiani che si occupavano delle istallazioni erano due professionisti dall’aria vagamente stravagante. Uno era di corporatura massiccia e tarchiata , la faccia era coperta da un paio di occhiali tondi e da una lunga barba  che tratteneva con una serie di elastici che la faceva assomigliare ad resta di salsicce e terminava sul petto . Il suo collega era uno spilungone segaligno con braccia lunghissime , stempiato con i pochi capelli rimasti portati a coda di cavallo , un paio di occhialini rettangolari sulla punta del naso e portava dei baffetti sottili  che facevano da tetto ad una bocca spiovente.I due che sembravano molto competenti erano governati dalla sorella di Luca di sette anni più giovane che avevo conosciuto in Giordania quando era venuta a trovarlo . Luisa , una donna molto energica anche se di fisico minuto con due splendidi occhi scuri e profondi e con lineamenti regolari, appena mi vide mi abbracciò con un trasporto forse eccessivo ma la cosa mi fece piacere . Era stata sposata per venti anni con un giovane molto sportivo che purtroppo aveva lasciato questa terra mentre prestava soccorso alle vittime di un incidente travolto da una auto . Luisa si era chiusa in un mutismo ostinato  e travolta da una depressione devastante. Dopo un anno Luca la aveva portata in Giordania e io mi ero impegnato a cambiare il suo stato insieme al fratello. L’avevo portata  a correre sulle dune con il fuoristrada , avevamo partecipato a incontri conviviali con cibi locali, le avevo insegnato ad andare in moto sulla sabbia. Lentamente era uscita dalla spirale della depressione e rientrata in Italia si era accompagnata con un ricercatore che attualmente partecipava alla spedizione italiana  in Antartico. Io volevo molto bene a Luisa , con lei avevo percorso un tratto di strada aiutandola a superare i baratri e le impervie vette dell’esistenza sostenendola fraternamente. Era facile collaborare con lei , metteva tutti a proprio agio i due artigiani erano innamorati perdutamente , la seguivano nei suoi voli pindarici e cercavano di soddisfare le sue richieste. Dopo una settimana mi aveva presentato Claudia mi ero perduto nei suoi occhi verdi al tocco della sua mano avevo sentito una scossa che mi aveva percorso il corpo. Aveva una classe innata ,gli anni avevano lasciato pochi segni sulla sua figura , i capelli erano di un biondo cenere e i lineamenti molto fini deturpati da un paio di occhiali bruttissimi inoltre vestiva in maniera classica come se non volesse farsi notare. Luisa me l’aveva presentata come una sua ex compagna di liceo perciò conoscevo anche la sua età , sei anni meno di me. Avevo iniziato a farle una corte serrata piena di attenzioni che lei accettava con il sorriso sul volto ma i miei inviti a cena venivano sempre annullati con le scuse più disparate . La sua presenza era subordinata a quella dei miei amici  se la cena era con la presenza di Luca e Luisa allora lei era presente e accettava la mia corte e dava anche segnali di accettazione ma appena rimanevamo soli frapponeva un muro invalicabile. Dopo due mesi la mostra era stata aperta , il pubblico si era presentato numeroso e il giorno seguente avevo ritentato ad invitare Claudia a cena e con mio sommo stupore aveva accettato , avevo prenotato in un ristorante a Borgio Verezzi perché volevo creare una certa atmosfera il più intima possibile. La cena era stata splendida ,era andato tutto bene avevamo iniziato con dei piccoli sfioramenti e poi mano nella mano sulla terrazza che domina il mare eravamo stati vicini da sentire il calore dei corpi.  Saliti in macchina lei mi aveva detto

” mi porti a casa “

con una voce che non lasciava dubbi . Mi ero fermato vicino al suo portone ed ero sceso per aprirgli la portiera e lei quasi fuggendo  ” Ti telefono io nei prossimi giorni”.

La cameriera aveva già spostato tutte le seggiole e con qualche colpo di tosse aveva cercato la mia attenzione “mi scusi è tardissimo, devo chiudere” “Ha ragione mi scusi , le devo pagare la birra ” “Lasci stare non l’ha neanche bevuta gliela offro io , Buonanotte”. Sapevo che non avrei dormito che avrei ripassato al rallenty tutta la serata , parola per parola , gesto dopo gesto dovevo trovare il motivo del rifiuto , di quel respingermi dopo avermi attratto. Dopo due giorni durante i quali non si era più ne fatta vedere ne sentire avevo comunicato a Luca la mia intenzione di ritornare a Genova , avevo salutato Luisa senza fare menzione di Claudia ma nei suoi occhi vedevo un qualcosa che non riuscivo a decifrare ma ero profondamente deluso e non connettevo a dovere. Passati alcuni giorni a Genova a sistemare le cose in sospeso ero stato contattato per un lavoro nei pressi di Bakù , qualche mese di lontananza mi avrebbero fatto sicuramente bene.

Passati quattro mesi ero tornato a casa ,alla mia vita ma il pensiero di Claudia non mi aveva abbandonato , ero tentato di chiamarla ma non mi decidevo allora una sera chiamai Luca con la scusa di chiedergli come era proseguita la mostra ,dopo varie domande preparatorie arrivai a quella cruciale “di Claudia che ne è stato? l’hai più vista?” “non ne so niente e non l’ho più vista , chiederò a Luisa e ti faccio sapere”.

La sera dopo una chiamata di Luca “domani vengo a Genova con Luisa che è rientrata da Ushuaia da qualche giorno , ci possiamo vedere a pranzo” “certo ci penso io , ciao a domani “

Luca aveva un’aria leggermente imbarazzata e sul volto di Luisa leggevo un po’ di tristezza mentre io cercavo di essere leggero e forse un po’ sopra le righe. Un bel ristorante vicino al porto antico e pranzo a base di frittelle di fiori di zucchino e e fiori di acacia , calamaretti affogati e fritto misto. La mostra era stata un successo con un alto numero di visitatori , la critica positiva e per quanto riguardava la vita tutto fluiva e le prospettive future allettanti .  Al caffè cercando di rompere quel velo di imbarazzo che di aveva avvolti ho lanciato una domanda nell’aria : “Come sei stata a Ushuaia ?”              “Ho trovato la città con un’aria di frontiera con qualcosa di violento ma nello stesso tempo eccitante anche se sono andata là per trovare qualcosa anche se sapevo che non c’era più , quando è arrivato Giulio non c’era più nessun fuoco da riattizzare , neanche una piccola brace . Come sempre ha parlato solo di se stesso , delle sue ricerche , del suo lavoro ma mai di noi, non c’era altra soluzione ….ci siamo lasciati e mi sono sentita liberata anche se lui non mi ha messo nessuna catena ma ora so quello che voglio”

Luisa guardandomi negli occhi mi dice:        “Franco ti devo parlare seriamente di Claudia ” “Dimmi , tu credi che io possa avere qualche speranza? Tra Genova e Finale ci sono solo settanta km , posso certamente continuare a farle la corte ma forse ti ha detto qualcosa , forse in qualche modo l’ho messa in imbarazzo?”

“Franco, Claudia si è sposata”

La botta è forte,  ho bisogno di elaborarla ma Luisa mi incalza ” Franco stammi a sentire e non interrompermi”

Claudia si è sposata a venti anni con un commerciante di auto di Sanremo che aveva trentacinque anni più di lei . Dopo quindici anni è rimasta vedova con un patrimonio consistente ma dopo pochi mesi si è sposata con il commercialista del suo defunto marito che anche lui aveva trentacinque più di lei .  Passati otto anni anche lui ha raggiunto i più , aggiungendo i suoi possedimenti a quelli già consistenti della ferale vedova che tra l’altro non è legata ai soldi perché non ha una vita dispendiosa ma piuttosto frugale ma questo non impedisce alle malelingue di elucubrare teorie . Comunque dopo pochi mesi si trasferisce ad Albenga e convola a nozze con un affermato notaio  anche lui facente parte del club degli ottuagenari della città ingauna . Dopo tre anni ritorna a suo stato di vedova e le voci su di lei riprendo a chiacchierare sulla sua collezione di patrimoni ma lei è pervicace si risposa con un avvocato genovese fino che anche lui sei mesi prima della sua apparizione a Finale prende il suo posto nella cappella di famiglia a Staglieno. Quando è sparita da Finale ,dopo che tu l’hai vista per l’ultima volta,  non ne ho saputo più niente fino a un mese fa quando mi ha chiamato e mi ha detto che si sarebbe sposata con imprenditore edile di Savona , vedovo senza figli che anche lui aveva superato la soglia degli ottanta , poi ho letto sul giornale un trafiletto che ne comunicava le avvenute nozze , l’ho chiamata per un aperitivo . Ci siamo incontrate e l’ho trovata serena e appagata e mi ha detto di salutarti e di perdonarla se ti ha illuso e dato delle aspettative.

Mentre ascoltavo questo resoconto così minuzioso qualcosa si rilassava dentro di me  , non avevo sbagliato niente e non ero io lo sbagliato ..forse …ero semplicemente troppo giovane , sicuramente se hai a che fare con una gerontofila devi… avere l’età giusta.

Luisa dopo avermi lasciato il tempo di assorbire il tutto aveva ancora qualcosa da dire: “Devi sapere che anch’io sono innamorata di uno più grande di me ma sette anni non sono poi tanti”

 

Lasciami andare- Non ti aspetto più

maggio 20, 2017 § 1 Commento

 

 

Tutto quello che avevamo da dirci ce lo siamo detto o lo abbiamo nascosto.

Stiamo pestando nel mortaio solo vecchie diatribe.

Interrompiamo i silenzi solo per farci male e nascondiamo tutto quello che ci aveva fatto star bene.

Basta ricatti

il tempo è finito..

 

Sogno di te e di me

maggio 18, 2017 § 4 commenti

 

Sogno di te e di me

insieme

Sogno perché posso

solo sognare

Potresti camminare

su un tappeto di petali

di rosa

Metto i miei sogni ai tuoi piedi

cammina leggera

stai camminando

sui miei sogni

Baku- Azerbaijan

maggio 15, 2017 § 7 commenti

 

BAKU Torre

Stare lontano da casa incomincia a pesarmi, forse perché ho incominciato la ricostruzione del tessuto umano che mi circonda ed i miei interessi culturali e ricreativi. Ho passato un paio di mesi nel caldo dell’Oman e ho già rifiutato un paio di contratti . Devo abituarmi a stare a casa e il mio orto mi aiuta ,devo dissodarlo , il terreno è ancora freddo ma la motozappa macina tranquilla.

La mia mente si rilassa e la musica nelle cuffie copre il rumore del motore , penso al lavoro successivo, dovrei potare la vigna. Interrompo per fumarmi una sigaretta e il telefonino lampeggia “chiamata persa” .Controllo , è il numero di una delle compagnie per le quali lavoro, sarà un nuovo contratto che non ho voglia di accettare , richiameranno.

In quel momento ronza nuovamente , eccoli, la voce della segretaria mi comunica che L’Ing.Lup.Mann.Cav. di GranCroce deve parlarmi.

ho un lavoro per Lei “

Forse avete bisogno di me ? attualmente sono impegnato” (devo potare la vigna)

Ci sarebbe un lavoro di pochi giorni che richiede una figura professionale come la sua”

Quando e dove?”

Tra un paio di settimane e per un paio di settimane”

Dove?”

A Baku Azerbaijan”

Segue una serie di particolari sul tipo di lavoro ,piattaforma petrolifera, la cosa non mi entusiasma , conosco la sensazione di solitudine di quel tipo di locazione ma Baku mi attrae ci sono già stato qualche anno fa, il tempo di permanenza è corto e il lavoro interessante , accetto.

Volo diretto Genova _ Instambul pernottamento e altra tratta Instambul- Baku

L’aeroporto di Instambul è coperto di neve per andare in Hotel è un problema perché i taxi sono rari ,riesco a prenderne uno e senza grossi problemi mi porta a destinazione, volevo approfittare di questa sosta per fare un giro in questa capitale ma la sorte non mi è stata amica , la neve continua a cadere copiosa ed è meglio non avventurarsi per la strade anzi sono preoccupato per la mattina quando dovrei ripartire. La mattina il pulmino dell’Hotel mi porta in aeroporto dove arriviamo in ritardo a causa di slittamenti vari e una velocità ridottissima.

Il volo è in ritardo , ci fanno salire ma sulle ali c’è una crosta di ghiaccio, quando siamo pronti l’aereo lentamente si sposta verso un hangar dove esce un macchinario che soffia sulle ali eliminando il ghiaccio e il tutto dura circa una ora. Una novità ,dopo tanti anni di voli nei paesi più strani è la prima volta che assisto ad un simile trattamento. Finalmente in volo ed arrivo a Baku.

La città è stranamente pulita e la temperatura accettabile , chissà mi aspettavo di trovare neve invece c’è solo un vento molto forte. Mi portano in un bel Hotel vicino al lungomare e mi dicono che mi verranno a prendere il mattino dopo alle ore 06,00, benissimo ho il pomeriggio e la sera a disposizione.

Quando ero stato a Baku ,anni fa, era stato un viaggio in automobile da Rasht in Iran seguendo la costa del mar Caspio fino a Baku circa 500 km ma della città avevo visto poco e mi era rimasta la curiosità.

Un modo veloce per vedere i punti salienti di una città è accordarsi con un tassista e farsi portare in giro e così faccio anche questa volta avendo unicamente un punto fermo ,voglio vedere il tempio degli adoratori del fuoco. So che a Baku c’è un centro della religione Zoroastriana e avendo visitato un altro di questi punti di riferimento in Iran nella città di Yazd voglio vedere anche questo. La mia guida mi mostra le moschee e le costruzioni della città vecchia e mi porta a visitare un vecchio caravanserraglio molto ben tenuto e sentendolo parlare scopro che sta parlando in Farsi . Il mio è un po’ arrugginito ma riesco a capire la conversazione e quando parlano di me intervengo impedendogli di sparlare e tra il loro stupore salgo i ripidi scalini della torre del vento che correda l’edificio e salgo ad ammirare la città dall’alto.

Quando scendo il custode mi vuole restituire parte del prezzo che mi aveva chiesto per visitare la costruzione ma sono spiccioli e non voglio niente .

Il tassista è quasi offeso per il fatto che non gli ho detto che parlavo Farsi

E vuole ricontrattare quello che abbiamo pattuito per quelle ore ma a me va bene così. Ci lanciamo sui viali del lungomare , potrebbe essere una Rimini del Mar Caspio ma il turismo latita comunque si nota che la popolazione ha un certo benessere dovuto allo sfruttamento delle risorse naturali. Mentre ci dirigiamo verso l’Ateshgan sfioriamo un brutto quartiere che mostra evidenti i segni della dominazione russa e il mio driver mi dice che il sindaco sta pensando di raderlo al suolo e di ricostruire un quartiere più adatto alle mutate condizioni…chissà cosa intendeva.

fire temple

La corsa del taxi termina oltre la stazione ferroviaria di Suraxani, dalla quale attraversati i binari si raggiunge il Tempio del Fuoco (Ateshgah). Le sue origini sono antichissime, legate a culti zoroastriani, anche se la costruzione attuale è opera di religiosi indù. Al centro del cortile brucia la fiamma eterna, sotto un padiglione quadrangolare di pietra. Una giovane guida si avvicina subito e ne approfitta per scambiare quattro chiacchiere in inglese e per illustrarmi la storia del tempio. La sorgente naturale si è esaurita: oggi il gas arriva dalle tubature, ma non si nota! Nelle celle attorno al cortile alcuni manichini illustrano la vita degli asceti che si sottoponevano a forme estreme di mortificazione, come sdraiarsi sui carboni ardenti o trascinare pesanti catene. Altre celle espongono immagini del passato, quando le fiamme bruciavano anche dai quattro “camini” agli angoli del padiglione centrale. Sono citati i racconti di viaggiatori che visitarono il tempio, divenuto un luogo di sosta lungo la via dei commerci: il tedesco Kempher nel 1683 trovò ancora gli asceti indù in preghiera davanti al fuoco. Terminata la visita, mi parla dell’Azerbaijan, toccando due temi per lui “caldi”: i quindici milioni di azeri che vivono nell’Iran settentrionale (più che in Azerbaijan!) e il dramma del Nagorno Karabakh. Il suo amico sul cellulare ha una cartina con il Grande Azerbaijan che include entrambe le regioni. Io so poco di questo dramma e cerco di farmelo spiegare e mi raccontano di una lunga guerra tra l’Armenia e l’ Azerbaijan per la annessione di questa regione che allo sfaldamento dell’URSS era riuscita ad avere l’indipendenza. Fanno parecchia confusione e mi perdo ,cerco di chiudere e gli lascio qualche banconota.

ateshgah-of-baku-12

Mi soffermo ad assaporare la suggestione del luogo , la luce sta calando il fuoco crea ombre che si perdono nella volta ,quanta gente avrà pregato quì, questa religione monoteista poco conosciuta che mi ha fatto nascere una domanda a Yazd e ancora ora non ha trovato risposta: Zoroastro morto a 33 anni ucciso a bastonate, Gesù , crocifisso a 33 anni , Ali ben Ussein (sciiti) ,decapitato a 33 anni perchè queste religioni sono iniziate con profeti così simili?

Con questi pensieri lascio il tempio e raggiungo il mio taxi , ormai è buio e mi faccio portare in Hotel cercando di farmi spiegare il dramma del Nagorno Karabakh ma il punto di vista è diverso dai ragazzi che facevano da guida e la cosa si confonde ancora di più ma apprendo che la guerra ha fatto migliaia di vittime. E tutto per ragioni di petrolio ….la solita storia.

Cena in Hotel,niente di particolare , solo il caviale da un certo tono al menu , qui è abbondante e costa relativamente poco d’altronde se non lo mangi qui ,dove?

La perturbazione sta arrivando anzi credo sia arrivata da come sento tambureggiare la pioggia . Cambio nuovamente i miei piani : volevo fare un giro sui viali del lungomare ma credo di rintanarmi nella Longue ,bermi qualcosa ed andare a dormire . Mi siedo su un alto sgabello vicino al bancone del bar e mi guardo intorno. Ci sono parecchi tavoli occupati e nella maggior parte vedo un uomo grasso e una giovane donna che oltre ad essere della metà del peso ha anche la metà degli anni. Questo sembra essere la cosa comune ai bar degli Hotel di mezzo mondo. Dovrei dedicarmi alla statistica , quanti uomini raggiunto uno stato di benessere si accoppiano con ragazze con la metà dei loro anni? . Immagino una alta percentuale da quello che ho visto in giro e qui certamente si contribuisce ad aumentare la media. Ora non resta che controllare un’altra nota statistica e..Ordino una Vodka –Lemmon e appena il bicchiere appare davanti a me conto con la mente guardando fisso il bicchiere . Arrivo a 20 e come per magia si materializza sullo sgabello a fianco al mio una splendida creatura di genere femminile avvolta da una nuvola di profumo da farti venire l’allergia. La statistica è confermata ,appena appare il bicchiere davanti ad un uomo solo al banco del bar ,entro 30 secondi appare una donna che non ha altro posto da sedersi se non vicino a te. Per verificare l’efficienza dell’Hotel c’è un’altra verifica. Mi giro lentamente a guardarla e il suo viso si illumina con uno sfavillio di occhi ,con delle ciglia di una lunghezza preoccupante, le labbra si schiudono ,la punta della lingua scorre sulle labbra e con una voce suadente , anche se leggermente indurita da un accento russo, mi dice:

Sicuramente tu devi essere Italiano”

Si,ma come hai fatto a capirlo”

Voi italiani avete un certo modo di fare, di vestirvi….”

Tu devi essere russa”

No,Ucraina”

Come mai qui?”

Per affari e tu?”

Affari ….ma non volendo farti perdere tempo ..visto che il tempo è denaro ….ti dico subito che finito di bere vado a dormire e …da solo, buonanotte”

Non è il caso ..possiamo parlarne …non credi”

Conversazione chiusa …non voglio essere maleducato”

Efficienza confermata ,la ragazza parla italiano , le notizie volano veloci e ognuna ha il suo campo …Lei opera con gli italiani , si è specializzata .

Mi giro lentamente dall’altra parte e sullo sgabello a sinistra c’è seduto un uomo sulla sessantina con un vestito che lo fascia strettamente e trastulla in una mano un rosario islamico e nell’altra un largo bicchiere con un liquido d’orato ,non lo avevo visto arrivare ma deve aver assistito a tutta la scena .

I nostri sguardi si incrociano e in contemporanea alza un sopraciglio e il bicchiere , io rispondo mimando l’alzata del bicchiere .

BAKU PECORE

Sarò mica caduto dalla padella nella brace, riporto lo sguardo sullo specchio sul retro del bancone , andrò a dormire . La ragazza si è allontanata e sta parlando con un’altra vicino a un tavolino , l’uomo si rivolge a me in un inglese aspro e mi chiede di dove sono e se sono li per affari, non ho molta voglia di rispondere e potrei anche far finta di niente ma voglio vedere come si svolge la sequenza.

La conversazione va avanti abbastanza fluente e mi racconta che ha ereditato qualche pozzo di petrolio e da allora la sua vita è cambiata .

Qualche pozzo di petrolio?”

Può essere tanto o poco,a queste latitudini , ci sono pozzi molto piccoli o grandi giacimenti, sono curioso e vorrei sapere di più ma non voglio porre domande dirette lascio continuare il discorso e cerco di indirizzare l’argomento.

Ha 6 pozzi molto piccoli dei quali si occupa personalmente con la famiglia ma rispetto alla media guadagna un sacco di soldi , vende i suoi barili ad un intermediario che viene a caricarli ogni 3 giorni ,prende i pieni e gli lascia i vuoti e guadagna circa 1000$ al giorno ma tiene i piedi per terra sa benissimo che il pozzo si può esaurire e deve pensare al futuro . Una volta ogni 15 giorni viene a cena qui e a bere un paio di drink con la moglie che in quel momento arriva. Una donna ormai sfiorita ,i capelli sono bloccati da fermagli lucidi,le guance rubizze ,segno di permanenza all’esterno per la maggior parte del tempo, le mani non sono molto curate , sono mani che lavorano.

Mi invitano al tavolo con loro per un bicchiere e mentre fa le presentazioni sento che parlano una lingua che conosco e allora accetto.

La signora si meraviglia che io parli il Farsi e io chiedo loro come mai anche loro lo parlino e mi raccontano che provengono da una regione che confina con l’Iran e che tempo fa apparteneva alla Persia.

La conversazione va avanti sui soliti binari ,famiglia ,parenti,cibo ma rimango ben impressionato da questa coppia che nonostante abbia avuto fortuna non si è montata la testa ed ha mantenuto uno stile di vita abbastanza umile levandosi qualche piccola soddisfazione …sentire certe cose fa bene e fa conciliare con la vita anche se la pioggia è diventata un uragano.

Il telefono trilla nella notte ,lo cerco sul comodino ,una voce mi comunica che è l’ora della sveglia .Mi serve qualche attimo per capire dove sono . Guardo dalla finestra ,la pioggia ha rallentato ma arriva a folate ,il buio è ancora denso.

Scendo nella hall , qualcuno dovrebbe recuperarmi. I camerieri sono già attivi e chiedo se si può fare colazione ma mi rispondono che la sala colazioni è chiusa. Ormai rassegnato mi siedo ad aspettare ma una giovane ragazza mi dice che se voglio mi porta un caffè e qualcosa da mangiare, bene le cose incominciano a girare per il verso giusto.

L’ora dell’appuntamento è abbondantemente passata e non ho nessuna notizia, probabilmente dovrei essere preoccupato ma in realtà non me ne frega niente , la mia paga è iniziata quando sono partito , se si dimenticano di me va bene lo stesso. Dopo 2 ore arriva un tizio con una uniforme strana e chiede di me . Ha un sacco in mano e me lo porge dicendomi di indossare la tuta che è dentro.

Dentro c’è una specie di tuta tutta di un pezzo con una cerniera in diagonale ,un paio di calzerotti e degli stivaletti bassi con all’interno del pelo. Indosso il tutto e mi guardo nello specchio e mi sento un po’ ridicolo anche se non so come hanno azzeccato le taglie.

Salgo su un grosso fuoristrada ed usciamo dalla città ed arriviamo nella sede della compagnia petrolifera, li salgo su un grosso elicottero di fabbricazione russa con doppio rotore. Nel vano posteriore ci sono molte casse e attrezzature varie . Mi guardo in giro e continua a piovere a tratti di traverso e sento le gocce sbattere violentemente sulla carlinga “un bel giorno per volare”.

Arriva il pilota e mi lancia un paio di cuffie e mette in moto, il rumore è veramente forte e nonostante la protezione è veramente fastidioso.

Il grosso bestione si alza in volo e lentamente ,a me sembra fin troppo lentamente, si avvia verso il Mar Caspio. Quando ci siamo sopra riesco a vedere che veramente incazzato , ci sono onde alte e il cielo è cupo.

Dopo quasi 2 ore intravedo negli spruzzi la piattaforma , cazzo come sembra piccola …chi me lo ha fatto fare .

L’elicottero si predispone sulla piattaforma di atterraggio ma il vento continua a spostarlo. Mi fanno capire che praticamente devo scendere al volo o meglio con l’elicottero non ancora posato. Quando aprono il portello capisco l’utilità della tuta , fa un freddo cane . Scendo con i piedi sulle barre di atterraggio , il ponte sarà a un metro ed è tutto bagnato , sono sicuro che cadrò lungo.

Mi incitano a scendere ma sono titubante e..ho anche paura . Finalmente mi decido e salto , riesco a stare in piedi e mi dirigo verso le scalette dove vengo accolto ed accompagnato dal responsabile .Sono ancora frastornato e non riesco a capire cosa mi dice l’ingegnere capo.

Non ti ricordi di me?”

Veramente no ma se mi dai un attimo …me la sono quasi fatta addosso e non connetto “

Ti aiuto . Vratza – Bulgaria “

Adesso si …ma hai cambiato mestiere, prima non ti occupavi di stabilimenti chimici”

La mia compagnia si occupa anche di petrolio e anch’io da qualche anno”

Ma tu in Danimarca non ti trovi bene che sei sempre in giro?”

E tu in Italia ?”

Sai com’è…”

il tuo bagaglio dovrebbe essere nella tua cabina, credo che tu conosca già la situazione logistica delle piattaforme , tra un’ora dovrai partecipare a un corso di sicurezza , i tuoi colleghi dovrebbero arrivare domani , stasera sei invitato al mio tavolo per cena.”

La cabina merita una descrizione : un loculo con un letto lungo 1,70 mt considerando che io sono 1,84 , dovevo dormire in diagonale ,un microscopico lavandino e gli altri servizi in comune fuori , uno splendore.

Il mio amico Sorrens è stato un ospite squisito, una piccola consolazione che i miei tre colleghi americani erano più grossi di me e nel letto ci stavano ancora più scomodi, i turni di lavoro non ti lasciavano spazio a tanti pensieri .

Il turno 6 ore di lavoro e 6 ore di riposo è massacrante e cerchi di dormire in ogni condizione.

Quando ho finito il lavoro e con questo la mia permanenza su quella piattaforma, il sole splendeva, il mare era calmo  e mi sono goduto il viaggio in elicottero,  in lontananza cercavo di intravedere la costa.

I miei pensieri tornavano a Sorrens , ci eravamo conosciuti nell’80 in Bulgaria , abbiamo lavorato assieme quasi 2 anni ma non abbiamo mai legato , sul lavoro avevamo un buon feeling ma fuori avevamo frequentazioni diverse . Eravamo due giovani di belle speranze e non avrei mai pensato di incontrarlo nuovamente ma forse è proprio vero che il mondo è veramente piccolo.

Il periodo è stato corto ma questa volta ho sentito veramente la mancanza dei miei affetti…

dovrò decidermi..

Una lettera

maggio 12, 2017 § 4 commenti

 

Ho ripensato al significato da attribuire allo scrivere una lettera, e anche a quello della lettura di una lettera. Il primo pensiero è: le parole scritte fanno paura. Ho sempre pensato che quando si scrive venga fuori il  ritmo dell’anima, quando si parla si può mentire, quando si scrive no. Non è possibile! E’ come tirar fuori da sé qualcosa di vitale, a volte di spaventoso, a volte di bello. E’ come incartare una parte di sé e spedirla, questo è scrivere lettere. Per questo le parole sono un corteggiamento violento, entrano dentro la carne di chi le legge. La lettera d’amore poi è un’amplificazione  di tutto questo, chi la scrive desidera che l’altro senta con le sue parole, le tocchi, annusi, aspiri, è come un gesto d’amore impresso sulla carta e trasferito al destinatario.

Resta però sempre incompiuta, con qualcosa di mancante di inespresso. Come mai? Per quanto si cerchi l’espressione appropriata, la parola precisa, sembra di non aver detto tutto. Silenzio,  manca il silenzio, scrivere senza parole. La gente pensa che stare insieme voglia dire parlare e così le parole diventano panico, imbarazzo, i vuoti sono momenti da riempire. Stare in silenzio invece è pienezza, è condividere l’essenziale. La felicità è inspiegabile, è come un’acqua calma che sale dentro, muovendosi lenta, con un ritmo simile al battito del cuore. Vorrei provare a scrivere con il silenzio forse riuscirei a trasmettere  un’emozione.

A viso aperto

maggio 9, 2017 § Lascia un commento

 

 

mare in porto


Mi piacerebbe raccontarti a viso
aperto, fuori da questo villaggio
troppo silenzioso, ma cresce
la lontananza cresce il tempo
e lascia granelli di zucchero
sul fondo della tazza.

Aggancio alla memoria foglie
di vite, qualche alberello ancora
da piantare, rammento il ridere
quella follia che benedico
poi il sale sulle labbra, il fiato corto.

Però se chiudo gli occhi
posso salvarmi, torno a cercarmi là
su quella sigaretta mai fumata.

(Nazim Hikmet)

Cicatrici di poesia

maggio 6, 2017 § 2 commenti

danza

la luna attraverso i vetri è immota
come le parole
incollate alle mie labbra.
come le linee del palmo di una mano.

Seguo il profilo delle mie cicatrici

cerco di trovarci una poesia

ma le parole si dissolvono

cadono una ad una

inutili protesi

di un fantoccio

fradicio di pioggia

GenovaQuotidiana

Genova, cronaca, notizie, storia, cultura, arte, spettacoli, turismo, cucina, tempo lbero, informazioni

Sergio M. Ottaiano

Scrittore indipendente

cambiopasso

“Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono dei ripari ed altri costruiscono dei mulini a vento.”

ROA

RIVISTA ONLINE D'AVANGUARDIA

lemieemozioniinimmaginieparole

IL SENSO DELLA VITA … DARE UN SENSO ALLA VITA

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risposta singola a domande multiple

Viaggiando con Bea

E' bello raccontarvi dei miei viaggi e dei miei esperimenti tra i fornelli

Parole in Armonia

Qualunque cosa tu faccia, falla col cuore

Chiara Scattina

Osa cambiare, cerca nuove strade

Yet another fridge magnet

by Sara Caulfield

Günther Pariboni

Curioso di vocazione. Rompiscatole per passione. Comunicatore per hobby.

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In un giorno di pioggia

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