Yemen , incenso e mirra

marzo 28, 2012 § 22 commenti

L’occasione arriva propizia, alcuni giorni di lavoro in Yemen, sono già alcune settimane che mi trascino in cose di routine e questo è uno stacco, accetto e senza prendere alcuna informazione sul paese mi dedico solo al tipo di lavoro.

Viaggio con scalo a Doha in Qatar, finalmente si sono decisi a rifare il terminal, prima era scandaloso. Alcune ore di attesa e poi in due ore e mezza si arriva a Sana’a. Aeroporto internazionale di altri tempi, coda per il pagamento del visto e oltre la barriera della polizia siamo attesi con i soliti cartelli, siamo in tre , altri tre arriveranno domani, ci vogliono dividere su tre Taxi, solite discussioni e poi decidiamo per due. I dintorni del aeroporto sono squallidi , sembra siano stati sottoposti a un bombardamento. Case parzialmente costruite , altre semidiroccate , baracche con tetti di lamiera arrugginita. Certo ambiente non molto consono come porta di ingresso. Entrati in città mi colpisce il modo di vestire della gente che incontriamo, le donne sono completamente coperte da lunghi pastrani neri e lo chador lascia solo una fessura per gli occhi, gli uomini invece hanno dei lunghi sottanoni che arrivano fino a metà tibia e portano delle giacche . Quello che colpisce che portano tutti un cinturone riccamente lavorato con incastrato un fodero ricurvo che contiene un grande coltello. Molti hanno a tracolla dei fucili mitragliatori e alcuni il fodero con la pistola, la cosa non è molto rassicurante ma ci spiegano che l’uomo per dimostrare la sua virilità deve essere armato, allora quelli che portano il fucile devono essere dei superdotati , strano paese. Arrivati in albergo nella hall vi è un sistema di metal detector e una serie di armadietti dove chi entra deposita le armi e li chiude a chiave , da noi le donne ci mettono la borsetta.

Ci dicono che la Medina è a pochi minuti a piedi e decidiamo di visitarla , tanto dobbiamo aspettare i nostri colleghi che arrivano da Dubai il giorno dopo. La città vecchia ci colpisce con la sua imponenza , è circondata da alte mura ma i palazzi le sovrastano abbondantemente . Notiamo che vi è un gran commercio di rametti di foglie e ogni uomo ne ha un sacchetto dal quale preleva le foglie e se le porta in bocca masticandole e creando una palla che ne deforma la guancia, è il Qat ,una sostanza stupefacente che masticata crea uno stato di benessere e aiuta a superare la fatica. Nello Yemen è legalizzata e praticamente tutti la masticano ma è piuttosto costosa e dato che è una attività che impegna tutto il pomeriggio non da spazio a lavorare. A questo punto ci rendiamo conto di una cosa , non c’è il solito caldo opprimente che caratterizza queste località . La città è circondata da alte montagne e ci troviamo su un altopiano a 2400 mt.s l.m.

Si entra nella Medina da una ampia porta che interrompe le mura, dentro vi è un grande movimento e veniamo attorniati dalla solita turba di mendicanti, leggermente più staccato c’è un ragazzino che cerca di farsi notare cantando “Bella ciao”. Gli chiedo se parla italiano , e lui mi mostra il braccio teso e la mano oscillante , gli faccio segno di avvicinarsi e accetto la sua guida . Lui si occupa di mandare via i questuanti aiutato da un altro ragazzino con il cinturone e il fodero per il coltello ma senza arma. Il ragazzino sostiene di chiamarsi Riccardo, chissà a causa di quale italianizzazione del suo nome arabo, ci guida attraverso le strette vie della Medina ,ci mostra la moschea risalente al 1400, ci racconta dei primi grattacieli del mondo costruiti 500 anni fa, palazzi di circa 10 piani senza uso di cemento o di strutture in ferro, solo pietre e argilla. I palazzi sono di colore rossiccio con fregi bianchi e sono tutti accatastati uno sull’altro. Ci accompagna nel suk, mostra negozi di argenti, la zona del cashmere con le loro pashmine , sciarpe, poi la zona delle spezie con i loro odori forti , incenso e mirra …mirra ,una materia sconosciuta, delle piccole scaglie nere dal forte odore di menta. Ne compero una scatola per tipo pensando al loro utilizzo tenuto conto che il profumo di incenso non è mai stato tra i miei preferiti ma la MIRRA non la avevo mai vista ne tantomeno sentito il profumo ma sicuramente farò contento qualcuno. Ci porta al vecchio caravanserraglio e ci mostra le stanze dove stazionavano i dromedari , poi saliamo le strette scale e troviamo ai vari piani le stanzette dove dormivano i viaggiatori. Arriviamo sul tetto da dove abbiamo sottocchio parte della città vecchia e possiamo apprezzare l’insieme. Dopo un paio d’ore terminiamo il giro e ci riaccompagnano alla porta . Gli allungo 10 $ , lui li guarda e mi dice che sono troppi ma i miei colleghi lo tranquillizzano dicendogli che va bene così.

Partiamo per il nostro lavoro , dobbiamo arrivare fino alla costa del Mar Rosso , ci vengo a prendere con due mezzi un gippone di grossa cilindrata e una grossa Mercedes. Io salgo sul Gippone e l’autista si chiama Aziz, è simpatico e spiaccica qualche parola di inglese e ha una risata contagiosa . Pur essendo già ad una altezza considerevole per lasciare la città ci inoltriamo in salita per arrivare al passo i direzione Nord Est. Attraversiamo villaggi dove la povertà è dipinta sui visi, le macchine si fermano e gli autisti spariscono in un antro ritornando dopo poco con un sacchetto cadauno di Qat dopo avercelo offerto ripartono iniziando a masticare e il viaggio assume un qualcosa di indefinito. Strada con tornanti uno dopo l’altro , con viste mozzafiato  , autisti che staccano la mano dal volante per prendere le foglie e mettersele in bocca , bere acqua per inumidire la palla di foglie , fumare , parlare al telefonino che suona incessante , sorpassi al limite , frenate violente , code dietro a vecchi camion che arrancano lentissimi su ripide salite, scatti violenti, pecore che attraversano la strada, dromedari che brucano ai bordi della strada.

Ogni pochi chilometri ci fermano posti di blocco di gente armata in divisa, chiedono dove siamo diretti , di dove siamo , vogliono vedere i permessi. Certi sono giovanissimi e mostrano i fucili mitragliatori come se fossero trofei. La strada è un continuo saliscendi tre rupi e abissi , la cosa che colpisce di più sono i terrazzamenti che nel corso dei secoli hanno strappato piccoli campi di terra coltivabile erigendo muretti di pietre e portando la terra con ceste fissate sul dorso di asinelli che sono di una taglia veramente piccola e fanno una certa impressione a vederli così carichi. La strada si snoda tortuosa spalancandosi ad abissi, aggirando rupi maestose sulle quali si ergono palazzi di pietra  a vari piani. Probabilmente il fatto di doversi ritagliare degli spazi di piano per poter costruire ,li hanno portati a sviluppare le costruzioni in altezza. Infatti si ha notizia dei primi grattacieli eretti nello Yemen che risalgono a circa 500 anni fa , palazzi di 10 piani e più costruiti senza l’uso di calcestruzzo o acciaio , solo pietre e argilla. Il fuoristrada si inerpica su stretti tornanti si lancia in discese da paura , tra sterzate , frenate. Risale con accelerate rabbiose. Quasi si ferma dietro a grossi camion sovraccarichi , aspetta il segnale per poter sorpassare e si lancia in accelerate al limite passando in spazi angusti. Proprio in uno di questi momenti , mentre il fuoristrada è a una velocità bassissima dietro a un paio di camion che arrancano lentamente tagliando i tornanti, vengo rapito dal volo di un falco , ha le ali aperte , maestoso. Le penne sono lucide , le due penne che pendono dalle ali ondeggiano leggermente . La corrente ascensionale gli permette di scendere lentamente e con la vista acuta scruta il suolo. La mia mente si trasferisce e volo al suo fianco, scivolo lentamente sull’onda dell’aria , sento il rumore del vento che corre lungo le gole , risale i crinali , fa stormire le fronde. Il falco sta scendendo verso le fasce coltivate , improvvisamente si piega e scende ad una velocità fantastica. Cerco di intuirne la direzione , ma la sua rapidità è tale che il mio occhio si perde, improvvisamente apre le ali per frenare e con le zampe sfiora il terreno e riparte in velocità. Stringe qualcosa tra gli artigli, ma proprio in quel momento il driver decide che è il momento di sorpassare, ho un attimo di smarrimento perché avrei voluto vedere la preda , probabilmente un topolino, che un attimo prima stava rosicchiando qualcosa e certamente non pensava che lo stava aspettando una fine così. Certo il falco ha colpito per fame , nessun animale uccide per diletto, solo l’essere umano ha questa prerogativa.

Mi coglie un pensiero, certo che nella storia dell’evoluzione e del progresso l’uomo ha fatto molta strada ma nell’evoluzione degli istinti non ci discostiamo molto dagli istinti primordiali. Se vediamo molte popolazioni sono ancora allo stato primordiale ma la variazione è solo nella tecnologia o nell’igiene ma per quanto riguarda il pensiero la differenza è minima. Solo la cultura ci differenzia ma neanche quella è una arma efficace e forse solo una evoluzione spirituale potrebbe permetterci di staccarci da certi istinti , forse quando ci renderemo veramente conto che facciamo parte di un tutt’uno  con la natura e con i nostri consimili. Vengo riportato alla realtà da una sterzata violenta per evitare una pecora che si era attardata ad attraversare la strada e la corsa verso il mare prosegue. La strada corre adesso piana in una landa desertica dalla quale spuntano dei pinnacoli di roccia ad interromperne la continuità , il caldo inizia a diventare insopportabile umido , il mare è vicino. La calura rende i contorni poco definiti. Arriviamo ad Hodeida  , città in espansione, con una lunga passeggiata sul mare ma di una imbarazzante desolazione . Il Mar Rosso , in questa parte una delusione, acqua densa , inquinata , non attira la nostra attenzione ma veramente qui non c’è nulla che attiri. Il giorno dopo scendiamo a Sud per circa 300 km ma la costa è lontana , brulla . Il caldo è opprimente e sempre più intenso, l’unica cosa che colpisce è la quantità di arnie per la raccolta del miele che si incontrano ai bordi della strada. La domanda è che tipo di polline raccolgano le api visto che l’area è desertica e si intravedono solo arbusti disseminati.

Qui l’uso dei dromedari è intenso , se ne vedono legati in lunghe file , carichi . Alcuni sono carichi di arbusti secchi altri di taniche , probabilmente piene di acqua.

La povertà dei villaggi che si incontrano lungo la strada è evidente e ogni villaggio ha il suo mercato dove si vedono in vendita i prodotti della terra , è il momento delle patate e grossi mucchi sono in esposizione.

Sono contento di questo viaggio , un altro tassello dal quale cogliere quelle sfumature che ci rendono diversi che integrano nella nostra mente quella conoscenza che ci porta alla tolleranza delle differenze.

Le nuove impressioni di questo viaggio

sono come le nuvole che ho visto,

le montagne che ho attraversato

la gente che ho incontrato 

Tante volte stavo per piangere

e tante volte ho riso di gioia


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