Perduto

maggio 30, 2012 § 25 commenti


Facili illusioni

inseguite versando rabbia

nella fessura delle monete

Aspettando l’asso che risolva la tua vita

Aspettando che il numero esca

Che il brocco abbia la sua giornata di gloria

Quando tutto è perduto

ti giochi gli affetti

ti giochi la luce per vivere al buio

Succhiando cicche di sigarette amare

carichi la pistola che punti alla tempia

per trascinare l’esistenza

tra una bugia e un cartone di vino.

Maledicendo tutto e tutti

sicuro di essere vittima

ma di non riconoscersi

carnefice di te stesso

distruggendo la vita

in un lento suicidio

Matilde

maggio 27, 2012 § 39 commenti

Piccola serie di racconti di :”Donne si raccontano”
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Matilde         Cattiva

 

Sono cattiva. Non sorrido, non piango e soprattutto non piagnucolo, non voglio essere e apparire debole, fragile e neppure simpatica: non mi interessa mettere gli altri a loro agio, mostrare tolleranza, per carità, dolcezza, gentilezza, arrendevolezza, modestia: tutto l’armamentario tradizionale del femminile non mi appartiene, e non voglio che mi appartenga. Mi ripugna: mi ripugnano i buoni, e i buonisti, con tutto il corollario della melassa dei buoni sentimenti.

Io sono aggressiva, ambiziosa, voglio emergere, non voglio solo essere accettata: voglio vincere. E vinco. Perché io sono brava, e gli altri me lo devono riconoscere eventualmente da sudditi, non da padroni che mi  sorridono e ai quali sorrido per conquistare la loro simpatia. Io sono brava, e per affermarlo non chiedo permesso, scusi,mi dispiace, a nessuno. Sono brava, e basta. E ci credereste? Funziona.

Pozzi di vuoto

maggio 25, 2012 § 33 commenti


I visi si avvicinano fino a fermarsi ad un centimetro l’uno dall’altro, si convogliano  in quel centimetro che li divide un concentrato di aspettative, in quello spazio che segna la misura  tra un niente ed un bacio, uno spazio destinato a scomparire, è questione
di attesa, del piacere di un’attesa, del piacere di mantenere quel
centimetro immobile, senza fretta. Il centimetro può diventare un metro o una distanza indefinita ma quel centimetro ha stabilito che la soglia si può superare . Poi di nuovo il centimetro ripetuto è un invito  e  nello spazio tra le due labbra sconosciute si sente l’attrazione che si fa prepotente.

Il bacio è ineluttabile.

Dopo qualche secondo hai la sensazione di aver sprecato qualcosa di prezioso ma il braccio che ti sfiora mura le remore .

Nemmeno due ore dopo con la mente schiarita la guardo mentre si  riveste, mentre raccoglie i suoi indumenti sparpagliati, mentre mi scarabocchia un numero di telefono, mentre mi dice di chiamarla , mentre guardo la sua schiena che sparisce di là della porta sento una sensazione dentro che si espande che cerco di non palesare perché sicuro fa male.
Di tutte le volte che è così, di tutte le volte che so che non me ne
frega niente, di quando mi chiedo se finirà questo peregrinare in
storie inconsistenti che ti scivolano addosso senza lasciare nemmeno
l’odore, di quando mi sembra di sentire il vuoto e di quando mi lascia vuoto.
Un vuoto costruito ad arte fuggendo e rifuggendo ogni sentore di
rapporto che possa dirsi tale, ricordando la paura provata l’ultima
volta che qualcuno mi ha detto “ti amo”, mentre facevamo l’amore e io cercavo di non guardarla e tacevo. Solo le passavo la mano sulle labbra e pensavo:

“Cazzo , come sprechi il tuo amore …io proprio no”.

E quando sento la porta che si chiude dietro di lei ciò che rimane è un numero di telefono, che probabilmente non chiamerò e quella sensazione di vuoto collegata a quel gusto un po’ amaro e il pensiero che non è così che si costruisce un amore ma solo un pozzo di vuoto.

Note

maggio 23, 2012 § 16 commenti

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le ultime note  rimbalzano sui miei timpani

“Almost  blue”di Chet Baker

mi spalmo sul divano

non sono stanco

ho la gola secca

una voglia di birra inevasa

accendo una sigaretta

il fumo sale lento

come i pensieri

si spalmano sul soffitto

un sorriso piega le mie labbra

le immagini si proiettano nitide

sei la protagonista dei miei pensieri

sei il filo conduttore della mia vita

la notte è fredda

il cuore è caldo

ti rivedo e riavvolgo

la tua voce è calda

sei in me

sei parte di me

stanotte mi sembra di aver imparato qualcosa.

infundibulo cronosinclastico

maggio 20, 2012 § 33 commenti

Cos’è un infundibulo cronosinclastico?

È un luogo dello spazio dove le diverse facce della verità si incontrano e convivono, dove le nozioni di tempo e spazio non hanno più senso

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Il ronzio della suoneria è insistente, guardo il display e vedo il tuo numero. Cazzo, potrei denunciarti per stalking ,dopo che ci siamo lasciati mi avrai mandato un mare di sms farneticanti, forse è venuto il momento di metterci sopra una pietra , anzi una lapide.

“pronto”

“Eccoti, va bene che ci siamo lasciati ma… telefonare qualche volta? Sai anche Cinzia era preoccupata…sei sempre più stronzo…”

La calma piatta ha un tremito, la scatola cranica rimbomba come dopo aver sentito una fucilata. L’insulto gratuito viaggia con forza sconosciuta e rimbalza come una pietra piatta sul lago di parole dove le onde concentriche si propagano senza soluzione di continuità. Queste onde creano un effetto domino , sgretolano le frasi , corrodono le parole , sviluppano una effervescenza dove si sciolgono le sillabe , i dittonghi si contrappongono ai trittonghi in lotte efferate trasformandosi in bolle che esalano iati. Singole lettere vagano cerando di non calare a fondo. La mente cerca di ricomporre le frasi  perdute in uno sforzo inutile, le lettere sciolte in un liquido amniotico cadono in un infundibulo cronosinclastico. In questo luogo le diverse facce della verità si incontrano e convivono e le nozioni di tempo e di spazio non hanno più senso. I polmoni sono in attesa di ordini dalla mente , ordini che tardano . La mente è quasi persa , annaspa , sussulta, cerca sprazzi di lucidità. Gli alveoli sono contratti in attesa di emettere il fiato che faccia vibrare le corde vocali e esse possano emettere suoni intelligibili.  Uno spasmo emette un leggero refolo di aria esausta, una leggera vibrazione si mette in moto. Lettere scomposte risalgono con fatica il corridoio della gola , sillabe inconsulte inciampano in grumi di nicotina , le consonanti scivolano su pozzanghere di catrame artigliate a consonanti sbilenche. Parole dal senso incompiuto strisciano sulla glottide indifferente all’evento.
Iati inopportuni si elevano in contrapposizione a formazioni di consonanti gutturali, perdono forza come in un rantolo aspettando che il fiato dia loro forza, incespicano e si sgretolano, parole dalle forme nuove precipitano nel condotto annegando nei succhi gastrici senza un gemito. Il sistema indipendente del Gransimpatico reagisce in automatico , manda segnali a stimolare i nervi . Le pupille si induriscono, i polmoni si rilasciano , il fiato ripercorre condotti usuali. Le lettere si aggregano scollandosi dal vischio della saliva, si uniscono come in un gomitolo pronto a srotolarsi. Le corde vocali vengono attivate . La scala dei toni viene spianata ,resta solo un mono tono che risale quasi rombando si trattiene un attimo nella gola strozzata , incrina l’infundibulo e prorompe come una esplosione perdendo gli spazi. I sistemi di articolazione degli organi si apprestano ad emettere suoni ma le consonanti si mischiano ,le gutturali prevalgono sulle palatali lasciando spazio alle labiali che si scontrano con le dentali, le nasali si arrendono e inizia la fusione. Le parole magicamente prendono senso compiuto e come una liberazione escono di botto:

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Mirko

maggio 19, 2012 § 12 commenti

Piccola serie di racconti di “Uomini si raccontano”

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Mirko            Il poeta

L’ho scoperto tardi, ma l’ho scoperto, sono un poeta!

E’ successo per caso di rintracciare questa dote dentro di me e sono io il primo a stupirmene. Si ho sempre amato raccontare storie, inventare favole per i miei figli , era un espediente per comunicare con loro quando erano piccoli mettendomi anch’io nella posizione del bambino, e mi divertivo anche, era più facile poi essere il genitore severo ed esigente quale sono stato.

Intransigente prima di tutto  con me stesso, sempre a fare, fare, e a spostarmi per migliorare, senza un attimo di tregua, a prendere in considerazione solo i fatti concreti, la vita presa di petto, senza esitazioni, si decide e si fa. Non dovevo dimostrare niente a nessuno, lo facevo per me, per il piacere di mettermi alla prova. Non ho mai avuto tempo per pensare e poi mi sembrava inutile farlo, quel che serve si certamente, ma nemmeno farsi troppi scrupoli altrimenti si rischia di lasciar passare le occasioni, di restare indietro, non certo io.

Ho sempre guardato con sospetto coloro che si abbandonano alla fantasia non parliamo degli intellettuali li ho sempre considerati degli inetti senza spina dorsale, delle mezze cartucce di uomini: A me piace costruire con le mani e vedere il prodotto del mio lavoro, e non fare castelli di parole senza capo né coda.

Lo riconosco a volte sono stato duro con me stesso, non mi sono concesso molto, solo occasionali “fughe” alla fine, però non fraintendetemi , ho saputo anche godermi la vita certo a modo mio, senza coinvolgermi troppo.

Il senso dell’umorismo quello sì l’ho sempre avuto, chissà forse l’ho ereditato da mio padre che anziano com’è ancora sorride alle belle ragazze, oppure l’ho appreso da mia madre  che sapeva vedere lontano, con leggerezza, o da mia nonna,  mentre cucinava mi insegnava i nomi delle piante; oppure da tutti loro insieme. Guardare al lato umoristico delle cose mi ha sempre attirato, mi alleggerisce il cuore, e farmi due belle risate con gli amici toglie le preoccupazioni dalla mente.

Fatto è che alla bella età di cinquanta anni mi sono ritrovato a scrivere poesie e quel che è peggio a pensare poetico. All’inizio ho cercato di non farci caso, passerà, mi dicevo, sarà un periodo così, capita, come l’influenza.

Quando poi la faccenda si è prolungata ho iniziato a preoccuparmi, è mai possibile che proprio a un tipo come me doveva succedere un cosa del genere? Non ci volevo credere, se lo avessi detto a qualcuno che mi conosce mi avrebbe sorriso in faccia,  capite che non lo potevo dire.

Per un po’ ho fatto finta di niente, come dicevo, ma non è servito, le parole poetiche, tutte quelle sdolcinature che avevo sempre tenuto distanti, le dolcezze melense, l’esagerazione dei sentimenti, insomma tutto quel corollario di emozioni effimere, di inutili esaltazioni della natura, dell’amore per una donna,  mi arrivavano così facilmente e senza alcuna ricerca da parte mia da lasciarmi sbigottito. Avrei voluto ribellarmi ma non potevo, mi sentivo a disagio.

Ora  questo modo di essere nuovo e per me sconosciuto occupa parte dei miei pensieri, mio malgrado, insieme all’altra parte , per fortuna, quella concreta, ben piantata per terra. E poi è successa una cosa straordinaria: mi sono reso conto di stare bene, mi fa bene aver riaperto questa risorsa, sento dentro una gioia nuova , come un soffio leggero che mi risana,  e anche una capacità acquisita, più sottile di osservare il mondo, di dare valore a ciò che conta davvero e un’apertura maggiore verso gli altri e all’amore.

Ci ho messo un po’ di tempo, ora lo so,  sono un poeta.

Quieto vento

maggio 17, 2012 § 16 commenti

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si sente il respiro del mondo

questo quieto vento

che sparge foglie

sull’ aia

raccogliendo i fugaci sguardi

dei sognatori

dei pittori di luce di luna

senti il battito della terra

ritmato dai raccoglitori dell’ultimo grano

questo tuo sentire

si trasforma in un vedere

senti il fruscio

del tocco di una mano che accarezza il cuore

Dove sono?

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