Caterina

maggio 4, 2012 § 11 commenti

Piccola serie di racconti: “Donne si raccontano”

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Caterina  La seconda

 

L’ho incontrato a metà strada tra i miei venti e trent’anni, lui viaggiava già verso i cinquanta. Sposato, con un figlio, ma non me lo ha mai detto: ho dovuto scoprirlo da sola, insospettita dalle sue assenze soprattutto nei fine settimana e durante le feste cosiddette comandate. Vergognandomi come un cane, ho dovuto mettergli alle calcagna un investigatore privato. Ne ho ricavato le notizie che oggi ho, e il suo vero indirizzo, che non mi aveva mai dato. E per un po’ ha continuato a negare anche di fronte all’evidenza dei fatti.

L’ho conosciuto a una mostra. Io volevo fare l’artista, lui lo era già: famoso e molto ben “collegato”, come si dice oggi, vale a dire potente. Non so se ero affascinata da lui o dal suo successo, certo è che il fatto che lui mi prendesse in considerazione, mi ascoltasse con attenzione persino esagerata, esaminasse con scrupolo i miei tentativi di esprimermi con il suo stesso linguaggio, fornendomi suggerimenti e consigli, me lo rendeva indispensabile: di qualunque cosa sia fatto l’amore – interesse, sudditanza psicologica, necessità di protezione – io ero innamorata. E lo sono ancora, a trent’anni di distanza. Riesce sempre a incantarmi, a sorprendermi, continua a farmi sentire allieva di fronte al maestro. Ho bisogno di lui, delle sue vittorie, della sua notorietà, del suo indiscusso successo. Forse ho anche bisogno delle sue bugie, della sua doppiezza, della sua straordinaria capacità di cavalcare tutte le onde restando sempre a galla: insegnami come si fa….E perciò ho accettato tutto: la moglie e il figlio, da cui non si è mai separato, e io sempre, da trent’anni la seconda.

Seconda nella vita, nelle vacanze, nei viaggi da fare insieme: se può e quando può e non può quasi mai: seconda nei fatti, e temo, anche nei pensieri. Da me non ha voluto un figlio: ne aveva già uno dalla moglie. Non mi vuole ovviamente nelle occasioni ufficiali, dato che io, ufficialmente non esisto. Non mi vuole nelle cene con amici che siano comuni a lui e alla moglie. Non ha mai voluto che andassi a trovarlo sul luogo di lavoro, dove tutti sanno, e tutti devono fingere di non sapere. Anche sua moglie sa, non può non saperlo, ma cuore di pietra, ha deciso di non sapere, di non voler sapere, chissà come ha fatto e come fa.

Sono trent’anni che stiamo insieme. Trent’anni che facciamo l’amore di nascosto, si fa per dire, visto che tutti ne sono al corrente. Non è stato un maestro: non sono affatto riuscita ad “usarlo” per rubargli i segreti del mestiere e affermarmi a mia volta. Non è stato, come ho detto, un marito, né lo sarà mai. Mi ha dato un ruolo, uno solo: quello della seconda, appunto. E da trent’anni, io vivo nell’ombra, accanto a lui, non la vita, la mia vita, ma la sua seconda vita. E lui mi dice sempre: “Ma vuoi mettere quanto è più bello, più vero, questo nostro rapporto senza ufficialità, questa scelta reciproca che rifacciamo ogni giorno, uguale, da trent’anni……”.

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