Rosy

maggio 14, 2012 § 43 commenti

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È seduta ad un tavolino di un bar, in centro a Firenze, ci ha messo due ore a prepararsi per la serata che l’aspetta, depilazione minuziosa durante il bagno caldo e profumato di magnolia, crema idratante accuratamente spalmata su ogni centimetro del corpo, deodorante in stick che non macchia i vestiti, profumo delicato dietro le orecchie e sui polsi (Chanel n°5). Sta sorseggiando un aperitivo alcolico cercando di stemperare la tensione. Mentre l’alcool entra in circolo favorito dallo stomaco digiuno, visualizza nitidamente la propria figura al centro della piazza. Si vede dall’alto come un puntino nero, piccolo e immobile al centro di quella piazza freneticamente attiva. Sono le 18,30 e la città si sposta dai luoghi di lavoro a casa o da casa ai luoghi di incontro per l’aperitivo, i turisti che affollano in gruppi le strade di Firenze tutti i giorni dell’anno intralciano immancabilmente la camminata frettolosa dei fiorentini. Passano minuti interminabili, il bicchiere è vuoto ma è presto, non può muoversi da li fino alle 19,15 come le è stato ordinato e lei non trasgredisce mai agli ordini, per questo è molto ricercata. Rosaria, così si fa chiamare, è un avvocato nella vita reale, con la passione per i giochi erotici. Diversi anni or sono si è iscritta ad un sito per incontri particolari e da allora organizza serate di gioco con uomini accuratamente selezionati che la cercano per le sue doti di donna raffinata, docile, ubbidiente e indiscutibilmente interessante. È ora, Rosaria si alza e si incammina verso Corso Cavour, l’appuntamento è in Piazza San Marco davanti allo storico e omonimo bar. Quando lui le aveva dato appuntamento li si era chiesta se non avesse sbagliato città fino alla verifica dell’indirizzo in internet. Corso Cavour è una strada particolarmente trafficata, una delle poche vie del centro ancora percorribile in automobile. Non bastasse il traffico su ruote, anche i marciapiedi sono stretti e pieni di ostacoli: persone che si incrociano e si scontrano in continuazione, furgoncini parcheggiati in qualche modo con le quattro frecce accese che scaricano materiali e merci ai negozi, portoni di scuole, attività e uffici pubblici che espellono altra gente a ritmo regolare, la pavimentazione in porfido complica la camminata sui tacchi altissimi a stiletto che è stata costretta a mettere per l’occasione. Maledetto porfido! Un tacco si è incastrato in una fessura, ad un primo tentativo non accenna ad uscirne. Rosaria è costretta a fermarsi, accucciarsi ed estrarre il tacco con le mani attirando l’attenzione di chi ancora non si fosse accorto di lei. Non passava certo inosservata, l’abito nero e attillato che indossava mostrava anche più del necessario, il tessuto impalpabile di cui era fatto evidenziava qualsiasi piega della pelle, la brezza della serata autunnale le aveva fatto rizzare i capezzoli e la mancanza di intimo sotto il vestito non aiutava a nascondere la sua quarta di seno fortunatamente ancora sodo. Ecco fatto! Il tacco è libero, la camminata può proseguire verso la meta. In lontananza scorge un’auto scura, un’Audi station wagon nera, accostata al marciapiede di fronte ai tavolini del bar San Marco. È lui. Il riflesso delle luci sul vetro posteriore le impedisce di vedere che lui la sta già osservando dallo specchietto retrovisore e si gode la camminata sinuosa di quella donna che per quella serata è sua. Ad ogni passo le sue morbide natiche ondeggiano elegantemente alternandosi in un movimento davvero sensuale. Il seno libero traballa facendo capolino dalla profonda scollatura.

Un attimo di esitazione, afferra la maniglia cromata e apre la portiera. Lui fissa la gamba che precede quel corpo tanto attraente, la caviglia sottile accompagna la scarpa nera tacco 10, molto elegante. La coscia sinistra si adagia sul sedile in pelle chiara, lui alza lo sguardo e incontra un paio di occhi verdi, intensi, esaltati dal trucco marrone. Le prende la mano, la bacia sulle dita, ha labbra morbide e carnose, mette in moto. Sir Andersen, con questo nome si era presentato la prima volta nella messaggeria del sito, era un uomo alto, capelli brizzolati non  molto folti, occhi verdi, sulla cinquantina. L’auto scorre veloce per le strade cittadine, è l’imbrunire, le insegne e i lampioni sono già accesi. Man mano si allontanano dal centro le abitazioni si diradano, imboccano una strada priva di illuminazione, in salita, tortuosa. Ad ogni curva i seni di Rosaria privi di sostegni artificiali seguono la forza centrifuga. Un certo imbarazzo aleggia nell’aria, lui sembra molto sicuro di se, non accenna una parola durante tutto il tragitto e il pensiero di lei si perde nelle mille aspettative sulla serata appena iniziata. Dopo l’ennesima curva l’auto svolta in una stradina ancor più piccola, sterrata, piena di buche, avvolta da una fitta boscaglia. Ma dove diavolo sta andando? L’ultima curva svela le luci di un parcheggio. L’auto si ferma, posteggia accanto ad una Mercedes chiara berlina. Nel silenzio Sir Andersen tende la mano destra con il palmo verso l’alto, vuole una cosa che lei ben conosce, vuole una prova, la prova che un altro ordine è stato diligentemente eseguito. Rosaria estrae dalla borsa gli slip in pizzo nero e li posa sul palmo aperto di lui. Un sorriso di soddisfazione colora il suo profilo interessante accennando una manciata di rughe sottili accanto allo sguardo deciso. Aprono all’unisono le portiere, scendono ed entrano nel ristorante. È un posto intimo, incantato, in cima ad una delle colline che circondano Firenze, un piccolo locale immerso nel verde e decorato con decine di luci sapientemente posizionate nel buio del giardino. Dentro le luci sono calde e soffuse, l’arredamento è elegante con un tocco rustico. I tavoli distribuiti nelle due piccole sale sono una ventina, ma occupati solo quattro, cinque con il loro arrivo. Una donna grezza e di poche parole, che stona con l’atmosfera romantica del locale, li accompagna al tavolo. Lui ne sceglie uno in fondo alla seconda sala. Mentre passano fra i tavoli gli uomini osservano Rosaria con la coda dell’occhio che ondeggia sinuosamente come sempre. Le loro donne non se ne accorgono, sono troppo impegnate a fissare Rosaria con curiosa invidia, “chi è lei e chi è lui?”. Sicuramente la coppia non passa inosservata, entrambi sono affascinanti, eleganti, magnetici. Si siedono e l’imbarazzo si impossessa nuovamente di Rosaria, non capisce, di solito non le capita. “Imbarazzata?” Rosaria accenna un si con il capo, ha gli occhi lucidi. “Cos’è? Sono io, è il ristorante?”. Non è niente, solo che Rosaria gioca sempre al chiuso, non ha mai organizzato una serata pubblica. “Tranquilla, sarà una serata speciale, puoi fermarmi quando vuoi” la sua voce è calda e rassicurante, le prende nuovamente la mano e la bacia sulle nocche.

Rosaria si sente osservata, alza lo sguardo e al di la del camino che divide le due sale una donna bionda e sciatta la fissa. Sir Andersen se ne accorge – “Ci penso io…” – estrae gli slip in pizzo dalla tasca dei pantaloni posandoli ben in vista sul tavolo. Li copre con una mano mentre ordina la cena per entrambi, poi la toglie nuovamente. La donna bionda li scorge e, sentendosi scoperta, smette di fissare Rosaria lanciandole un’occhiata solo di tanto in tanto, non può resistere alla curiosità di quella strana coppia. Gli slip restano sul tavolo finché la signora non arriva con i piatti di tagliolini al tartufo bianco. Mentre posa le pietanze sul tavolo li vede, finge di non capire o forse non capisce ma intuisce. Abbozza un sorriso e con discrezione si allontana. Mentre mangiano Sir Andersen la imbocca spesso attirando nuovamente l’attenzione dei presenti, il loro tavolo diffonde elettricità, energia. “Voglio una prova inequivocabile che non hai indossato nulla di intimo sotto l’abito” – Rosaria solleva il vestito fino all’anca, sporgendo la natica sinistra fuori dal bordo della seggiola, la pelle abbronzata e liscia non è interrotta da alcun capo d’abbigliamento intimo, si rimette seduta compostamente distendendo il bacino sotto il tavolo. Incrocia la gamba sinistra con la sua gamba destra, invitandolo. Lui insinua una mano sotto il tavolo facendola scorrere verso l’inguine di Rosaria fino a toccarle il sesso – “Fai finta di niente, continua a parlare sforzandoti di mantenere un tono naturale finché non smetto” – gioca con lei per qualche minuto. Arriva la signora con i secondi piatti. Senza staccare lo sguardo dagli occhi verdi di Rosaria ringrazia la signora e attende che si allontani. Toglie la mano da sotto il tavolo e con la stessa mano afferra un pezzo di verdura pastellata dal piatto, ne morde metà e imbocca lei con l’altra metà spingendo la mano fino ad infilarle in bocca la punta delle dita. Le sorride, la cena prosegue normalmente e come una normale coppia, commentano i presenti. Un paio di tavoli più in la c’è una coppia davvero pittoresca, sembrano usciti da un film di Verdone, stile ‘o famo strano in Viaggi di Nozze. Lui, palestrato, indossa una maglia aderente, rosa con disegni argento, lei fasciata in un paio di jeans sdruciti, un corpo non proprio modellato e una camicia elasticizzata che da l’effetto salame. Sono certamente una coppia clandestina, quando squilla il di lui cellulare dalla suoneria invadente risponde e con tono poco discreto informa l’interlocutrice, una certa amo’ di essere a casa in procinto di andare a dormire. Lei, dopo averlo ascoltato mentre dichiarava di non volere impegni e responsabilità di alcun genere, tenta di parlargli di se e come ogni donna al primo appuntamento lo investe con tutte le sue disavventure sentimentali facendo l’errore di scoppiare a piangere nel bel mezzo della cena. Non sarà una coppia di lunga durata. Nel frattempo il ristorante si è svuotato, sono gli ultimi due tavoli. E’ tempo di uscire. Sir Andersen, galantemente, ha già pagato, prende Rosaria per mano e la conduce fuori.

Un lungo bacio li trattiene nel parcheggio per qualche minuto, poi, nel silenzio, salgono in auto riprendendo la strada tortuosa di prima. Nel buio di quella notte limpida le luci di Firenze scintillano come diamanti al sole. “Toccati! E non smettere nemmeno quando saremo nuovamente illuminati dalle luci della città, nemmeno quando ci fermeremo ai semafori, non smettere finché non arriviamo” – lei, inebriata dal vino rosso non barricato bevuto in abbondanza durante la cena, solleva l’abito fino a scoprire le cosce, sente il freddo dei sedili in pelle beige a contatto con la sua pelle abbronzata, solleva la gamba destra e appoggia il piede sul cruscotto. Il respiro si fa sempre più carico, con gli occhi socchiusi scorge le luci dei semafori, i lampioni, la gente che chiacchiera ai bordi delle strade, le auto parcheggiate, tutto scorre veloce come nella scena accelerata di un film. Silenziosamente l’auto entra nel parcheggio di un albergo, Rosaria sente solo il rumore della ghiaia sotto le gomme dell’Audi. Sono le 23 e tutti gli ospiti tornano dalla cena o escono verso i locali, lei sale su di lui che resta al posto di guida, fanno l’amore come due adolescenti, senza parlare, baciandosi e accarezzandosi, la posizione è scomoda ma sembra non se ne accorgano. L’atmosfera è carica di erotismo, Rosaria non è abituata, di solito non si sente coinvolta ma c’è qualcosa di diverso, una dolcezza inaspettata. Sempre nel silenzio salgono in stanza, mano nella mano percorrono le scale strette e ripide della vecchia costruzione medioevale ristrutturata, i rumori della notte sono nitidi, le chiavi che entrano nella toppa, i passi, il fruscio dei vestiti. Si spogliano completamente e fanno l’amore di nuovo per ore, si assaggiano, si baciano, si toccano, si accarezzano. Dopo l’apice restano stesi con i corpi accaldati che aderiscono l’uno all’altro. Lui guarda l’orologio, la bacia sulla tempia, si alza e si riveste. La sua vita è a casa che lo aspetta, lei lo sa, era preparata, o così pensava. Una lacrima le solca il viso mentre sente la porta che si apre e si chiude, i passi sulle scale si allontanano, il rumore dell’auto che si accende e sfuma scomparendo nella notte.

Rosaria si alza , schiaccia il bottone “on” un leggero ronzio accompagna lo schiarirsi dello schermo, la pagina della chat si apre . Gli occhi corrono sulla lista dei nick , cerca di immaginare la figura che si cela dietro a quei nomi improbabili, la mano corre ad accarezzare la gota e rimuove la leggera traccia di umido. Bando alla malinconia ,

Rosy è tornata in pista , si apre a caccia.

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