Sahara

giugno 24, 2012 § 11 commenti

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Mi sento un po’ giù di corda e i pensieri si rincorrono nella mia mente  si presenta dalle nebbie e dai tumulti della mente dei ricordi prima sbiaditi dal tempo e poi bruciati dal sole del deserto.

Algeria 1991………..750km all’interno del Sahara……….Hassi’rmell a 150 km si trova  l’oasi di Ghardaia è un grande centro per l’estrazione del gas metano.

Mi trovavo già da due turni da 45gg cadauno in questa regione assolata conosciuta come i Monti dell’Atlante vivevo all’hotel “Scorpion” ed era un nome azzeccato perché ogni sera passo in rivista lo scarno arredamento per non trovarmi sorprese indesiderate; di giorno il caldo si faceva sentire ma la notte la temperatura scendeva molto vicino allo zero e la mattina sentivamo scricchiolare la sabbia sotto i nostri piedi. Questa specie di baracca da tante stelle era situato ad un incrocio della transahariana ed era meta di viaggiatori che perduto il senso del tempo aspettavano anche due giorni che un pullman li raccattasse o che qualche camionista bisognoso di compagnia li traesse a bordo.

La sera era l’unico momento che frequentavamo  la sala dove servivano un caffè ripugnante che ribolliva 24 ore al giorno e guardavamo questa umanità, che in una regione così inospitale, si muoveva comunque e vi erano tipi di ogni genere con vestiti anacronistici ma buoni per ogni tempo. Tabarri pesanti che proteggono dai raggi del sole e dal freddo della notte ma che si impregnano dell’odore dei corpi poco avvezzi ad essere lavati, e che hai nostri nasi non erano graditi .Si stringevano tra di loro per non disperdere il calore dei loro corpi. Inoltre da pochi mesi nelle città Algerine erano state aperte la case chiuse e le gentili dispensatrici di sesso mercenario si erano disperse come una diaspora ogni dove era richiesta la loro presenza .Due di queste scimmiette si trovavano in una ala posteriore  di questa specie di postribolo e prestavano la loro opera distribuendola per pochi spiccioli…. ma i clienti erano piuttosto turbolenti e noi quando sentivamo il volume  delle urla superare una certa soglia che indicava rissa ci allontanavamo e ci ritiravamo per dormire ed visto che eravamo gli unici ospiti fissi ci avevano sistemato lontano che se da una parte era un bene era anche lontano dalle luci e più di una sera abbiamo trovato qualcuno che dormiva sulla soglia della nostra porta. La vita lavorativa scorreva lenta e senza scossoni e  il venerdì vagavamo per il deserto seguendo piste appena segnate ed indicazioni labili ma spesso ritornavamo senza aver concluso niente. Un giorno il mio collega non stava bene e aveva bisogno di una medicina che io mi offrii di andare a comperare all’oasi dove c’era una specie di farmacia che mi accorsi era gestita da una bella signora , che aveva studiato in Francia che si era ritirata in questo buco del mondo probabilmente per espiare qualche colpa ,la quale si offri di venire  a vedere il mio collega. Durante il viaggio tra l’oasi e l’hotel sembrava un fiume in piena ,mi raccontò che era innamorata dell’Italia e che aveva visitato molte città e si era innamorata di Venezia e visto che eravamo in mezzo al Sahara si offrì di farci da guida nei giorni di festa per visitare i reperti Romani.

Il venerdì successivo ci presentammo all’appuntamento   e la trovammo ad aspettarci con un volto radioso ,era contenta di avere una compagnia europea. Cinguettava come una cinciallegra e ci ha portato a vedere le terme Romane raccontandoci storie bellissime in un francese sciolto e flautato.

Le terme sono una costruzione in mattoni cotti e nelle sue viscere scende una scala a più rampe che raggiunge la falda acquifera in una atmosfera surreale e un fresco inimmaginabile dove gli antichi romani riposavano le membra  affaticate dalla pugna e scendevano nell’acqua  attraverso scalinate dove si stava seduti a chiacchierare . Con la signora abbiamo visitato anche Ghardaia che è l’oasi delle sette città e tra queste c’è la città delle donne di malaffare dove gli uomini non possono entrare .Non bisogna essere tratti in inganno da queste sette città in effetti sono sette canaloni che scendono da un altipiano e sono riparati dal vento del deserto , ci sono una serie di costruzioni e tra queste un Hotel per turisti  e un’altro ricavato dalla ristrutturazione di un vecchio fortino della legione straniera che era il mio preferito ma la cosa più affascinante era il Suk dove una moltitudine di persone si scambia merce ,vende ,compra e ci si ritrova per scambiarsi convenevoli……tutta la merce in esposizione è posata in terra o al massimo su dei carretti malandati ed i clienti rivoltano la merce in cerca di quello che vogliono salvo poi perdersi in contrattazioni epiche.

To be continued

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