Bisogno di spazi

aprile 14, 2016 § 1 Commento

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Ormai tra di noi si erano creati vuoti e solo grazie alle ricadute, capisci che la differenza tra spazio e vuoto è che il primo lo riempi e che nel secondo ci entri e non ne esci più. Come una libreria in cui mancano dei libri nei loro posti. Uno cerca di riempirli con un altro, ma tutta la fila inevitabilmente viene giù. E noi c’eravamo rassegnati, convinti che di mettere in ordine quei libri pieni di polvere, non ne avevamo più voglia. Erano libri sulle vacanze in famiglia, manuali , libri contabili, romanzi, libri di storia. Avrei voluto essere tanto le pagine che consultavi prima di dormire, il soffitto a cui facevi tutte quelle domande, ma intimamente sapevo che era inutile, perché i libri non hanno timore ne remore. Non si soffermano su chi li ha sostituiti, non seguono con gli occhi fin dove gli è consentito colui che ha deciso di andarsene, non sentono la mancanza di chi li ha tenuti a marcire in garage per anni, non hanno rivalse su chi li getta dopo che l’umido e le bestioline della carta li hanno distrutti.

È che mi manchi come i controllori quando ho il biglietto, come il posto vicino al finestrino nei treni affollati,mi manchi come l’estate in un giorno d’inverno che piove ed io non so dove vado se non ci sei tu ad aspettarmi. Non so se vado avanti o se giro su me stesso con questo peso poi ,non ho più riferimenti ,mi sono perso . Forse chi non ha una meta, non si può perdere.

Devo darmi un punto di arrivo ma non voglio arrivarci da solo ,i fardelli della vita si portano meglio in due , ognuno porta quello che la propria forza gli consente.

Buttiamo via tutti i libri . Prima di tutti quelli in garage perché non ha senso tenerli lì ne averli messi li. Vuotiamo la libreria che i vuoti non si vedano più .

 

Ma il bidone della carta dove lo hanno messo ? Questi libri pesano un accidente, se penso che dovrò fare almeno altri 4 viaggi ma lei sarà sicuramente stanca.

Foto web

 

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Genova

aprile 7, 2016 § 3 commenti

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«Questa città è un ottovolante.

Un intrigo di ponti e sopraelevate.

E ogni volta una nuova emozione salta dal cuore alla testa dalla pancia alla gola.

Questa città non ha un angolo che sia uguale a un altro.

Una sorpresa continua e mischiata tra gli stretti vicoli antichi graffiati con le case quasi a toccarsi e gli assalti d’architettura di oggi con le forme e le tinte più ardite.

Questa città non ha le pianure.

Il mare s’infila nel territorio sinuoso e le montagne cadono in acqua.

Palazzi e navi giganti si alzano su nell’identico quadro di bianco e di beige.

Questa città ha gloria e ferite recenti.

Ha grande passato e attesa dell’avvenire in un gioco del tempo in cui passa ogni volta dal via.

Questa città ha musica e suoni suadenti come le cantilene del suo dialetto.

Come un raggio che asciuga la pioggia come una goccia che cade sul sole. Questa città è il porto da cui si parte senza andar via».

C.B.

Dove sono?

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