Gli uomini grigi

febbraio 27, 2017 § 5 commenti

paese

Nella città di Cieloalto, una mattina di Luglio, arrivarono degli strani individui: tutti uguali, vestiti di grigio e con un cappello storto in testa. Era la terribile banda dei ladri di favole!

Spruzzando in giro una polvere invisibile riuscivano a far sparire la fantasia, così la gente diventava troppo seria per raccontare favole e smetteva di farlo.

Poiché una favola esiste solo se qualcuno la racconta, accadeva che fate e principi, folletti e pirati, perdevano la loro casa. Una vera tragedia! Nessuno, tuttavia, sembrava preoccuparsi di questo. Per gli adulti, si sa, la fantasia non è poi così importante! Ma Angiolina, la bimba più riccioluta e testarda della città, non riusciva a rassegnarsi. A lei un mondo senza fantasia non piaceva affatto. La piccola adorava le favole. Per lei erano come aquiloni scappati dal filo: ogni volta che ne leggeva una si sentiva trascinare in alto nell’azzurro del cielo, poteva perfino incontrare gli uccelli e parlare con loro, arrampicarsi su una nuvola e sentire il sibilo del vento fra i capelli. Una volta arrivata lassù, la Terra le appariva tonda e minuscola come una biglia e perfino i problemi diventavano talmente piccoli che ……sparivano.

bimba

Con   l’arrivo  degli  uomini  grigi,  però,  la   fantasia rischiava di svanire per sempre e questo avrebbe portato conseguenze disastrose. C’erano già i primi segnali: le cassiere al supermercato non regalavano più caramelle, i gatti non miagolavano sotto la luna, il postino aveva smesso di canticchiare in bicicletta. Tutti erano diventati troppo seri e nervosi, senza entusiasmo. Dunque, bisognava assolutamente fermare quella banda di ladroni! La bimba provò subito a parlarne con suo padre, ma si sentì rispondere: – Se in giro ci sono dei  ladri, l’importante è che non rubino il nostro denaro!-

brutti

Si rivolse anche alla polizia, ma le fu spiegato che nessuna legge puniva quel tipo di furto. Sui giornali, poi, nemmeno una parola della faccenda. Insomma tutti, proprio tutti, erano convinti che rubare favole non fosse cosa grave. Una sera, però, accadde qualcosa di bizzarro. Mentre era nella sua stanzetta, Angiolina sentì un rumore provenire dall’armadio. Aprì le ante e vide un’ombra muoversi fra i vestiti.

Guardò meglio e si accorse che c’era un bambino  avvolto in un mantello di velluto rosso, con una corona lucente sul capo e lo sguardo spaventato.

– Chi sei?- gli chiese stupita

– Sono il principe di una fiaba, per favore non mandarmi via!- rispose il piccolo intruso.

Da quando gli uomini grigi avevano rubato la sua favola, il poveretto vagava alla ricerca di una dimora.  Angiolina rimase davvero sorpresa e la curiosità si impadronì di lei al punto che le venne in mente di conoscere anche altri personaggi. Chiese, dunque, al piccolo sventurato di presentarle tutti i suoi amici. Il principe acconsentì e, senza perder tempo, i due si calarono giù   dalla   finestra   scivolando svelti come scoiattoli lungo il cornicione. Era una notte davvero magica, una di quelle in cui può accadere di tutto. Il principino condusse Angiolina in un luogo segreto, un vicolo buio dove non c’era anima viva, tranne quattro gatti smilzi e spelacchiati che inseguivano un topolino. In fondo, proprio dietro ai bidoni dell’immondizia c’era una enorme porta di legno. Afferrata la maniglia, il principino bussò con forza e poco dopo un omone alto e robusto venne ad aprire……e Angiolina si trovò immersa in una: storia d’amore….

castello

Nella collina più alta della terra di nessuno, viveva i principe della parola, era bello, con i capelli d’argento! Ogni sera parlava d’amore alla luna, nei suoi bei vestiti, circondato dal suo nulla di platino. Ogni sera un “ti amo” diverso, più intenso, più triste.

Una notte la luna non andò all’appuntamento con il principe della parola e lo lascio nel  buio più assoluto…ad un certo punto, nella foresta, udì un pianto leggero e il principe disse: “Chi è là? Messere, fatevi vedere! Io di questa collina sono il principe e unico proprietario!”

Il pianto cessò e una voce disse “non essere messere…io essere serva mi…perdetti… piango…ho paura…e voi principe…date una mano…aiuto…ho bisogno di aiuto….”

Il principe disse: “Vi devo vedere, ma è buio!”  Allora la luna fece capolino e illuminò il viso dell’analfabeta,  una donna vestita di stracci, delicata ma spaventata e affamata d’amore!

Lui si illuminò e pensò “se aiuto lei, aiuterò me e sarò meno solo…”

Sempre aiutato dalla luna , il principe fece entrare la ragazza nel suo castello. Accese le torce , chiamo due serve che l’aiutassero a fare un bagno e attese impaziente con la mente sognante. Certo qualcuno mi ha mandato questa giovine fanciulla, non può essersi smarrita ma come farò a conquistarla?… Finalmente la fanciulla venne portata al suo cospetto , vestita con dei lunghi veli bianchi avvolti al suo corpo.
“Dolce fanciulla da dove vieni? Quale è il tuo nome?”
“Vengo da un posto molto lontano , lontano e il mio nome è Selene”
Il principe faceva correre i suoi occhi sulle forme della fanciulla , ammirava estasiato le sue carni bianche i suoi occhi luminosi.
“Io non ti conosco o principe , come conosco poco di questi posti in cui non sono mai stata”
“Ti mostrerò tutto quello che è da mostrare”
La fanciulla aggiunse “ma io conosco poco sia della vita che della poesia sono praticamente analfabeta”
Il principe la sentiva parlare con voce dolce e sentiva che il suo essere solo avrebbe avuto una fine , era lei la donna che aspettava , che voleva.
Il principe le stava accanto e le raccontava della vita , della poesia e dell’amore.


La fanciulla assorbiva avida ogni insegnamento e passavano i giorni nelle stanze del castello.
Il principe le regalò dei favolosi vestiti e chiedeva a Selene di accompagnarlo per le sue terre perché i suoi sudditi potessero vederla ma lei continuava a rimandare dicendo che non era pronta. Di giorno Selene stava nelle stanze più interne sempre avvolta nella semioscurità mentre la notte scendeva nel salone e dopo cena passava le ore a conversare con il principe nel parco fino a tarda ora.
Selene apprendeva rapidamente e il suo linguaggio diventava forbito come quello del principe.
Il principe era sempre più innamorato e avrebbe voluto mostrare il suo amore anche agli altri e le chiedeva ” Selene perché domani non ti metti il vestito più bello e facciamo il giro dei villaggi ”
“Principe ho la pelle delicata e la luce del sole potrebbe farmi male”
“Selene , anche il sole dovrebbe inchinarsi alla tua bellezza”

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A quelle parole alcune lacrime incominciarono a scendere dal volto della fanciulla e si persero nell’erba del giardino.
Il principe insisteva “Voglio che tutti ti vedano ed ammirino la tua bellezza”
“Principe per dimostrarti il mio amore verrò”
Il giorno dopo il principe era pervaso da una strana euforia ed attendeva impaziente che la fanciulla scendesse al suo cospetto.
Salirono su una carrozza scoperta e iniziarono la discesa verso il primo villaggio, mentre il sole appariva dietro le colline.
Il principe guardava affascinato la fanciulla e vedeva la sua pelle farsi sempre più diafana fino quasi a scomparire ed improvvisamente svanì.
Il principe disperato non sapeva darsi pace e ritornò al castello in preda alla disperazione .
La ore scorsero lente e calò la notte .
Una notte buia e scura ,il principe camminava nel giardino pensando a dove potesse essere Selene e perché l’avesse persa.
Il suo sguardo venne attratto da alcune piccole sfere bianche e luminose tra l’erba. Era esattamente lo stesso punto dove la notte prima Selene aveva pianto.
Il principe raccolse quelle piccole sfere , erano perle di luce …le teneva sul palmo della mano e sembrava pulsassero di luce propria .
Poi dalle colline spuntò la luna e le sfere si spensero , il principe levò lo sguardo al cielo e la luna gli sorrise…il principe capì quello che era successo …
La luna si era innamorata di lui , ma con il suo egoismo l’aveva perduta.

Il principe pianse tutta la notte disperato per la perdita e la mattina salì sul suo cavallo per vagare tra i campi , qui vide una fanciulla che accompagnava il suo gregge. Una cascata di riccioli d’oro risplendeva al sole , la pelle era di seta ,abbronzata , gli occhi due fari che illuminavano il volto.

Questo era quello che cercava ..una fanciulla reale e non un sogno.

La portò al suo castello e la chiese in sposa e vissero felici e ………….

Angiolina ammaliata da questa favola riguadagnò l’uscita dal mondo fatato e tornata nella città di Cieloalto andò all’emittente radio e dai microfoni di “RadioLuna” raccontò a tutti la fiaba e gli uomini grigi furono sconfitti e ritornò l’allegria e la fantasia.

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The end

Per questa favola devo ringraziare una vecchia amica

infundibulo cronosinclastico

febbraio 24, 2017 § Lascia un commento

A volte ricapita

10sigarette

Cos’è un infundibulo cronosinclastico?

È un luogo dello spazio dove le diverse facce della verità si incontrano e convivono, dove le nozioni di tempo e spazio non hanno più senso

Immagine

Il ronzio della suoneria è insistente, guardo il display e vedo il tuo numero. Cazzo, potrei denunciarti per stalking ,dopo che ci siamo lasciati mi avrai mandato un mare di sms farneticanti, forse è venuto il momento di metterci sopra una pietra , anzi una lapide.

“pronto”

“Eccoti, va bene che ci siamo lasciati ma… telefonare qualche volta? Sai anche Cinzia era preoccupata…sei sempre più stronzo…”

La calma piatta ha un tremito, la scatola cranica rimbomba come dopo aver sentito una fucilata. L’insulto gratuito viaggia con forza sconosciuta e rimbalza come una pietra piatta sul lago di parole dove le onde concentriche si propagano senza soluzione di continuità. Queste onde creano un effetto domino , sgretolano le frasi , corrodono…

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Lacrime

febbraio 23, 2017 § 5 commenti

pescatori-al-tramonto

perle

che di trasparenza

han fatto vanto

faticano a trovar

la loro strada

ma quando parton

diventan fiume

Posti e strade

febbraio 20, 2017 § 3 commenti

 

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Il marciapiede era sconnesso , stretto , le pietre si muovevano sotto ai piedi. L’equilibrio era difficile da mantenere , proprio come nella vita. Il portone era lì, con quei quattro scalini sbrecciati, non avevo voglia di entrare. Era ancora buio. C’erano rumori strani, rumori che di giorno non si sentono. Cercavo di trovarne l’origine, come se fossero rumori di una evoluzione , di un qualcosa che nasce , come fossero pensieri del giorno prima rimasti indietro e adesso si davano da fare per raggiungere il mondo, e arrivare puntuali all’alba, facevano rumore per farsi sentire, per non perdersi. C’è sempre qualcosa che si perde per strada, anzi molto si perde sulla nostra strada e molto si trova ma spesso non si trova neanche la strada. Alcuni restano immobili e aspettano la felicità, girano in tondo, non si finisce da nessuna parte così.
Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte ; ma dove ? nessuno lo sa , tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. andare per la tua strada e in fondo cosa trovi, una pentola colma di monete d’oro? Alcuni invece sono fatti per vivere fermi a un crocicchio a far passare la vita e a vedere passare quella degli altri .

Seduto su questi scalini freddi penso alla mia strada percorsa, ai paesi vissuti, alle persone che ho conosciuto a quello che ho preso, a quello che ho dato a dove sono arrivato, ma dove sono arrivato? In nessun posto.

io sono un posto….

Per quanto vai lontano sei sempre tu , non puoi sfuggire a te stesso…mi alzo e apro quel portone alle mie spalle …ed ecco il mio posto….i miei rumori.. i miei pensieri.

Io sono un posto e apro la porta a chi va e chi viene , dovunque vado il mio posto è con me .

Cambiare musica

febbraio 17, 2017 § 3 commenti

Samba o Blues

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Seduto nel soggiorno, guardavo i suoi movimenti eleganti senza affettazione, una eleganza innata , addestrata e perfezionata e mai dimenticata.
Si muoveva sicura e sotto le sue vesti indovinavo i suoi fianchi , la sua carne soda, le braccia tornite. Pensavo ai mesi trascorsi insieme che erano passati veloci , intensi e a quel giorno in cui si era rotto qualcosa, ma era inevitabile , prima o poi doveva succedere, era solo questione di tempo .Fino ad allora avevo evitato di pensarci, lo avevo escluso dai miei pensieri ma quella frase gettata lì mi aveva creato un attimo di panico, avevo evitato la risposta , avevo preso tempo ma era come se si fosse evidenziata la data di scadenza e bisognava prenderne coscienza. La sentivo parlare, modulando la voce come se volesse compensare quel diaframma che era sorto tra noi , una sorta di disagio. Il ritmo del samba copriva i rumori di fondo era stato la colonna sonora che ci aveva accompagnato. Rispondevo con monosillabi alla sua conversazione , evitavo di guardarla negli occhi dove leggevo la sua muta domanda e a quella non avevo risposte era meglio rispondere a parole. La mia mente fuggiva lontano , non ero più lì forse sarebbe stato meglio che anch’io non fossi più lì.
Avrei evitato giustificazioni , scuse, omissioni, banalità ma qualcosa mi tratteneva , qualcosa che ogni giorno si assottigliava , si usurava, si logorava. Ogni volta che non riuscivo a distogliere lo sguardo e leggevo la sua muta domanda qualcosa insorgeva dentro di me , una sorta di rabbia verso me stesso , qualcosa che mi faceva domandare: “ma cosa ci faccio qua ?”. Il travaglio interiore proseguiva e il piacere di condividere si era trasformato in sofferenza. Una notte quel qualcosa si fece chiaro, nitido , scacciò il sonno e si trasformò in frenesia.
Buttai alla rinfusa le mie cose in una valigia .Scrissi alcune righe, perché a volte è più facile scrivere che parlare. Parole dure come pietre, forse per farmi odiare , forse per evitare che ci fossero ripensamenti, forse per evitare di farle ancora più male. Fuggii come un codardo verso approdi conosciuti, abbandonando un fuoco ormai spento che mi ghiacciava l’anima.

Avevo bisogno di “Blues” per ritornare ad essere in me.

Non ti aspetto ..più ,vado via..per sempre

febbraio 15, 2017 § 8 commenti

 

occhio

Il tempo è finito, la scadenza è imminente , quella scadenza più volte rinviata , sospesa.

Le mille scuse create , le giustificazioni che ti ho trovato, il beneficio del dubbio.

Il sorriso sul tuo volto ha acceso le mie speranze le mie illusioni. La parte razionale di me ha pensato “che persona educata “, la parte fantastica ha pensato “ha qualche interesse per me”. Ogni volta gioco ai dadi con me stesso, tento la sorte e baro.

“ Se ha la gonna forse verrà all’appuntamento”

“ Se cammina sul marciapiede destro ho buone speranze”

Ai miei inviti lei è sempre vaga , mi lascia sempre un mare di speranze insoddisfatte.

Aspetto per ore e lei non si presenta, penso alle scuse che cercherà per giustificarsi ma lei non si scusa mai.

La mia parte razionale lotta strenuamente ma inutilmente ho sempre un milione di motivi per soffocarla.

Spesso fisso delle date di termine , le aspetto con ansia cerco un segno tangibile …mille segni evanescenti. Le ore scorrono liquide fisso il tempo ultimo lo aspetto come se fosse il giorno della liberazione mi sembra che oltre ci sia il baratro . Minuto dopo minuto mi sembra il lento incedere di una galea diretta verso le colonne D’Ercole dove oltre c’è solo il buio …territori sconosciuti.

Ti incontro e la tua vista mi fa battere forte il cuore , spillo le ultime gocce di coraggio e ti chiedo un appuntamento a breve termine, non posso più aspettare . Tu non neghi ma come al solito sei enigmatica .

non c’è più tempo per il tempo

Ultima occasione, i pensieri sono come spilli, se alle 20,00 non sarai lì me ne farò una ragione (se ne avrò ancora di ragione).

Alle 20,00 mi ritrovo a picchiettare con le dita sul tavolo del bar davanti a un bicchiere già vuoto , gli occhi saltellano dalle lancette dell’orologio alla strada. La mente elabora mille scuse per dilatare il termine ultimo “e se realmente questa volta avesse avuto un impedimento serio, non posso buttare all’aria tutto”.

Alle 22,00 nessun impedimento può essere sufficientemente serio, la tensione si allenta , la mente improvvisamente si fa serena e ripercorre le varie fasi delle ultime settimane e un sorriso piega leggermente gli angoli della bocca affiora dalle nebbie un pensiero che allarga il sorriso e lo trasforma in risata. La cameriera mi guarda preoccupata e ne approfitto per chiedere il conto…ritorno me stesso.

non ti aspetto più …vado via …per sempre…”

Illusione di sogno

febbraio 14, 2017 § 3 commenti

ombre

Sogno di te e di me

insieme

Sogno perché posso

solo sognare

Potresti camminare

su un tappeto di petali

di rosa

Metto i miei sogni ai tuoi piedi

cammina leggera

stai camminando

sui miei sogni

 

Sonia

febbraio 5, 2017 § 6 commenti

voleva essere ascoltata

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Praticamente lo conosco da sempre . Io andavo alle elementari e lui alle medie, lo guardavo passare aspettando che mi degnasse di uno sguardo ma per lui ero come trasparente. Passato qualche anno , sono riuscita ad entrare nella sua compagnia , lui non era molto espansivo con me ma rispondeva alle mie domande ed era gentile.

Quando mi sorrideva sentivo una morsa stingermi lo stomaco, come quando lo vedevo con qualcuna. Lui aveva sempre una ragazza nuova , le frequentava pochi giorni , poi se ne allontanava , qualcuna rimaneva nell’orbita , usciva con qualche altro ragazzo della compagnia , altre svanivano come comete. Lui mi faceva piccole delicatezze, io mi illudevo che prima o poi si sarebbe avvicinato con i suoi occhi verdi e avrebbe posato le sue labbra sulle mie. La cosa durava poco ed arrivava con una nuova ragazza e le mie illusioni si frantumavano graffiandomi il cuore. I ragazzi avevano preso in affitto un vecchio appartamento dove si radunavano , suonavano , facevano all’amore. Vi erano solo i mobili essenziali. Vecchi tappeti e cuscini di tutti i tipi , sparsi da tutte le parti, una delle stanze era senza finestre e Rebecca ne aveva dipinto una grande con un cielo azzurro con nuvole lontane , uno stormo di gabbiani e da un lato un rampicante che sembrava invadere la stanza, mi piaceva molto quell’affresco come del resto anche Rebecca. Lei era apparsa al suo fianco , alta bionda , spavalda, frequentava il liceo artistico ed era brava con pennelli e colori. La loro relazione era durata un mese , giusto il tempo per finire l’affresco, poi era finita in una lite alla quale io avevo assistito non vista . Rebecca a voce alta chiedeva spiegazioni: “quando sei con gli altri non mi consideri” e ancora “devi scegliere o me o i tuoi amici “ . Non sentivo risposte ma lei perentoria “ se esco da quella porta non mi vedi più” . Allora sentii la sua risposta” quando te ne vai ..chiudi la porta”. Ecco lui è fatto così. Io quel giorno avevo trovato il coraggio , non si era ancora chetato l’eco delle parole di Rebecca che con uno smagliante sorriso ero entrata nella stanza e con fare indifferente ho cercato di approfittare della situazione: “ho incontrato Rebecca che usciva , mi sembrava furiosa”

Lui “ ci siamo lasciati “ e io facendo ricorso a tutto il mio coraggio “ perché non ci mettiamo insieme noi?” . Il cuore era impazzito , lo vedo mentre si alza e mi viene incontro ,la sua mano che mi accarezza , sento ancora la sua voce “non voglio farti del male” e il rombo del mio castello che crollava. Lui non me lo ha mai fatto pesare, non ne abbiamo parlato per anni. Rebecca , non era sparita era rimasta e sembrava volergliela far pagare, usciva con un suo amico e facevano vita ritirata e non era più cosi spavalda.

Io ho raccolto i cocci del mio cuore e sono rimasta nella sua ombra.

Con il tempo ci siamo allontanati ma mai persi .

Un giorno ci siamo incontrati ,Lui era sposato con figli, io uscivo con una persona che credevo sarebbe stata il mio futuro. Dopo aver ricordato i vecchi tempi ho visto i suoi occhi diventare tristi ,duri e dopo un silenzio pesante come un macigno “Stai attenta ,ti sei messa con un bastardo”.

Io non lo avevo mai visto così, rimasi senza parole mentre lui se ne andava , avrei voluto dirgli che ero in ritardo di tre settimane e che quello che Lui aveva chiamato bastardo sarebbe stato il padre dei miei figli.

Il suo avvertimento mi aveva dato da pensare e feci delle indagini. Il bastardo era sposato e aveva una figlia , mi aveva abilmente nascosto tutto , poi tutti i nodi erano venuti al pettine , mi aveva confessato tutto , mi aveva chiesto di abortire , mi aveva chiesto di non dire niente a sua moglie…che bastardo.

Ho avuto uno splendido bambino e ho incominciato a tirarlo su aiutata dai miei a causa del mio lavoro precario. Dopo un paio di anni dal nostro ultimo incontro l’ho rivisto, gli ho mostrato orgogliosa il mio bambino e ho incominciato a raccontargli tutte le scoperte del mio bimbo, Lui è uno che sa ascoltare, gli ho raccontato le mie difficoltà ,mi ha aiutato a portare in casa il passeggino e io ho messo su il caffè , mi sentivo a mio agio .

Lui ha fatto una telefonata e mi ha detto di presentarmi ad una ditta per un lavoro, ed io non so se per il lavoro o perché era tanto che volevo farlo , l’ho baciato ..ha esitato un attimo poi abbiamo fatto l’amore . Lui stava via qualche settimana poi si presentava per qualche ora ed io ero felice , il lavoro andava bene , la vita correva soffice ed avevo Lui anche se in comproprietà. Dopo qualche periodo la cosa mi andava stretta , volevo di più, lo volevo solo per me ma non sapevo come iniziare il discorso . Un giorno ho incontrato un suo amico , quasi un fratello per Lui, ho preso il coraggio a due mani per chiedere il suo aiuto. Questo suo amico non ne sapeva niente della nostra relazione ma dopo avermi ascoltato mi ha detto chiaramente “non metterlo in condizioni di dover scegliere, se vuoi troncare diglielo tranquillamente ma non dargli ultimatum”.

Quando può Lui si fa vedere , non mi ha mai chiesto niente , io ho avuto le mie storie , le mie menate , quando è con me io dimentico tutto ,gli racconto tutte le mie cose , gli racconto di mio figlio , le sue fidanzatine , gli esami all’università .

Lui sa fare all’amore, mi sa far ridere e mi sa ascoltare …

Ceramiche

febbraio 4, 2017 § Lascia un commento

10sigarette

Image

Tardo pomeriggio, interno stanza albergo, Gianni fissa sulla porta il cartello delle tariffe alta e bassa stagione.
Erminia si sveglia arrotolata nelle lenzuola, annusa per aria e sente odore di feromoni rappresi, si stira rumorosamente.
Gianni si accorge che lei non dorme più, si gira, fa per mettersi le mani in tasca ma si ricorda troppo tardi che è nudo.
Erminia lo spia con un occhio aperto e uno chiuso, continua le operazioni di stiracchiamento e gli sorride.
Gianni torna a guardare le norme antincendio affisse sotto il tariffario.
Erminia spegne il sorriso e gli guarda i glutei.
Gianni segue con attenzione le figure e le istruzioni e il timbro del Comandante dei Vigili del Fuoco di Bergamo e intanto pensa :
”Cazzo, ma proprio sta cofana qui mi dovevo scopare?…e ora come faccio a mollarla qui”
Erminia allunga le mani e prende ad accarezzargli i glutei.
Gianni ha un barlume di…

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InOut

febbraio 3, 2017 § 1 Commento

bimba-guarda-fuori

Guardavo le pareti che delimitavano la stanza e mi sono chiesto se non ci fosse né un interno né un esterno per lo spirito dell’essere, né corpo né anima, nessun lato opposto ad un orientamento qualsiasi, le nostre topologie definite dal fatto che non possiamo mai aggirarle arrivando dall’altra parte, ma che sono sempre lì , entrambe dall’altra parte che la fissano confusamente, con nostalgia, con tanta apprensione e impazienza.

La considerazione della limitazione si potrebbe applicare al pensiero, normalmente si dice che il pensiero non ha limiti ma forse è il modo di pensare o cosa si pensa che è un limite. E se in una ego maniacale fitta razionale estrapolo dalla mia immagine di individuo il pensiero reale da quello onirico , forse il punto è che non c’è distinzione tra il mondo reale e ciò che per noi costituisce realtà nell’uso di questa cosa chiamata linguaggio. In fondo , ogni fantasia, desiderio, falsità e illusione esiste insieme al reale e al linguaggio e perciò sono tutti la stessa cosa e questo spiega perché il pensiero può essere una miscellanea di tutto questo.

Ma l’orizzonte per un miope è più vicino? Forse è più finito ? Domande che si contrappongono alla definizione di infinito e al chiedersi se il pensiero ha una direzione nello spazio. I pensieri verranno da Sud in direzione Nord o dall’alto verso il basso? molti hanno una direzione in senso orario o antiorario e sono quelli che non vanno da nessuna parte e sono nell’infinito.

Edward Said diceva:” Il riuscire a costruire la tautologia secondo cui si comincia sempre dall’inizio dipende dalla capacità della mente e del linguaggio di manifestarsi secondo il proprio opposto e perciò di muoversi dal presente al passato e viceversa, dalla complessità a una semplicità anteriore e viceversa o da un punto all’altro come in un cerchio.”

Se ti richiudi in te stesso non andrai da nessuna parte.

Questo potrebbe essere l’inizio di una storia che potrebbe non essere subito compresa.

Una storia si autodetermina e di conseguenza è concettualmente compiuta ma lo spazio narrativo non ha confini. Una storia è ciò che sussiste autonomamente, in modo autosufficiente e indipendentemente dalla forma, dalla logica e da qualsiasi qualità dello spazio narrativo che la contiene o la definisce. La concezione di personaggio, trama , tono, voce e tempo(storiemi) è contingente non della concezione ma ad una totale comprensione ed accettazione dello spazio narrativo e della storia. Nella storia, gli storiemi sono il tessuto connettivo, il legamenti e la cartilagine ma anche lo scheletro e la muscolatura dello spazio narrativo, la storia invece non dipende dagli storiemi.

Una storia è solo una storia.

Dove sono?

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