Gli uomini grigi

febbraio 27, 2017 § 5 commenti

paese

Nella città di Cieloalto, una mattina di Luglio, arrivarono degli strani individui: tutti uguali, vestiti di grigio e con un cappello storto in testa. Era la terribile banda dei ladri di favole!

Spruzzando in giro una polvere invisibile riuscivano a far sparire la fantasia, così la gente diventava troppo seria per raccontare favole e smetteva di farlo.

Poiché una favola esiste solo se qualcuno la racconta, accadeva che fate e principi, folletti e pirati, perdevano la loro casa. Una vera tragedia! Nessuno, tuttavia, sembrava preoccuparsi di questo. Per gli adulti, si sa, la fantasia non è poi così importante! Ma Angiolina, la bimba più riccioluta e testarda della città, non riusciva a rassegnarsi. A lei un mondo senza fantasia non piaceva affatto. La piccola adorava le favole. Per lei erano come aquiloni scappati dal filo: ogni volta che ne leggeva una si sentiva trascinare in alto nell’azzurro del cielo, poteva perfino incontrare gli uccelli e parlare con loro, arrampicarsi su una nuvola e sentire il sibilo del vento fra i capelli. Una volta arrivata lassù, la Terra le appariva tonda e minuscola come una biglia e perfino i problemi diventavano talmente piccoli che ……sparivano.

bimba

Con   l’arrivo  degli  uomini  grigi,  però,  la   fantasia rischiava di svanire per sempre e questo avrebbe portato conseguenze disastrose. C’erano già i primi segnali: le cassiere al supermercato non regalavano più caramelle, i gatti non miagolavano sotto la luna, il postino aveva smesso di canticchiare in bicicletta. Tutti erano diventati troppo seri e nervosi, senza entusiasmo. Dunque, bisognava assolutamente fermare quella banda di ladroni! La bimba provò subito a parlarne con suo padre, ma si sentì rispondere: – Se in giro ci sono dei  ladri, l’importante è che non rubino il nostro denaro!-

brutti

Si rivolse anche alla polizia, ma le fu spiegato che nessuna legge puniva quel tipo di furto. Sui giornali, poi, nemmeno una parola della faccenda. Insomma tutti, proprio tutti, erano convinti che rubare favole non fosse cosa grave. Una sera, però, accadde qualcosa di bizzarro. Mentre era nella sua stanzetta, Angiolina sentì un rumore provenire dall’armadio. Aprì le ante e vide un’ombra muoversi fra i vestiti.

Guardò meglio e si accorse che c’era un bambino  avvolto in un mantello di velluto rosso, con una corona lucente sul capo e lo sguardo spaventato.

– Chi sei?- gli chiese stupita

– Sono il principe di una fiaba, per favore non mandarmi via!- rispose il piccolo intruso.

Da quando gli uomini grigi avevano rubato la sua favola, il poveretto vagava alla ricerca di una dimora.  Angiolina rimase davvero sorpresa e la curiosità si impadronì di lei al punto che le venne in mente di conoscere anche altri personaggi. Chiese, dunque, al piccolo sventurato di presentarle tutti i suoi amici. Il principe acconsentì e, senza perder tempo, i due si calarono giù   dalla   finestra   scivolando svelti come scoiattoli lungo il cornicione. Era una notte davvero magica, una di quelle in cui può accadere di tutto. Il principino condusse Angiolina in un luogo segreto, un vicolo buio dove non c’era anima viva, tranne quattro gatti smilzi e spelacchiati che inseguivano un topolino. In fondo, proprio dietro ai bidoni dell’immondizia c’era una enorme porta di legno. Afferrata la maniglia, il principino bussò con forza e poco dopo un omone alto e robusto venne ad aprire……e Angiolina si trovò immersa in una: storia d’amore….

castello

Nella collina più alta della terra di nessuno, viveva i principe della parola, era bello, con i capelli d’argento! Ogni sera parlava d’amore alla luna, nei suoi bei vestiti, circondato dal suo nulla di platino. Ogni sera un “ti amo” diverso, più intenso, più triste.

Una notte la luna non andò all’appuntamento con il principe della parola e lo lascio nel  buio più assoluto…ad un certo punto, nella foresta, udì un pianto leggero e il principe disse: “Chi è là? Messere, fatevi vedere! Io di questa collina sono il principe e unico proprietario!”

Il pianto cessò e una voce disse “non essere messere…io essere serva mi…perdetti… piango…ho paura…e voi principe…date una mano…aiuto…ho bisogno di aiuto….”

Il principe disse: “Vi devo vedere, ma è buio!”  Allora la luna fece capolino e illuminò il viso dell’analfabeta,  una donna vestita di stracci, delicata ma spaventata e affamata d’amore!

Lui si illuminò e pensò “se aiuto lei, aiuterò me e sarò meno solo…”

Sempre aiutato dalla luna , il principe fece entrare la ragazza nel suo castello. Accese le torce , chiamo due serve che l’aiutassero a fare un bagno e attese impaziente con la mente sognante. Certo qualcuno mi ha mandato questa giovine fanciulla, non può essersi smarrita ma come farò a conquistarla?… Finalmente la fanciulla venne portata al suo cospetto , vestita con dei lunghi veli bianchi avvolti al suo corpo.
“Dolce fanciulla da dove vieni? Quale è il tuo nome?”
“Vengo da un posto molto lontano , lontano e il mio nome è Selene”
Il principe faceva correre i suoi occhi sulle forme della fanciulla , ammirava estasiato le sue carni bianche i suoi occhi luminosi.
“Io non ti conosco o principe , come conosco poco di questi posti in cui non sono mai stata”
“Ti mostrerò tutto quello che è da mostrare”
La fanciulla aggiunse “ma io conosco poco sia della vita che della poesia sono praticamente analfabeta”
Il principe la sentiva parlare con voce dolce e sentiva che il suo essere solo avrebbe avuto una fine , era lei la donna che aspettava , che voleva.
Il principe le stava accanto e le raccontava della vita , della poesia e dell’amore.


La fanciulla assorbiva avida ogni insegnamento e passavano i giorni nelle stanze del castello.
Il principe le regalò dei favolosi vestiti e chiedeva a Selene di accompagnarlo per le sue terre perché i suoi sudditi potessero vederla ma lei continuava a rimandare dicendo che non era pronta. Di giorno Selene stava nelle stanze più interne sempre avvolta nella semioscurità mentre la notte scendeva nel salone e dopo cena passava le ore a conversare con il principe nel parco fino a tarda ora.
Selene apprendeva rapidamente e il suo linguaggio diventava forbito come quello del principe.
Il principe era sempre più innamorato e avrebbe voluto mostrare il suo amore anche agli altri e le chiedeva ” Selene perché domani non ti metti il vestito più bello e facciamo il giro dei villaggi ”
“Principe ho la pelle delicata e la luce del sole potrebbe farmi male”
“Selene , anche il sole dovrebbe inchinarsi alla tua bellezza”

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A quelle parole alcune lacrime incominciarono a scendere dal volto della fanciulla e si persero nell’erba del giardino.
Il principe insisteva “Voglio che tutti ti vedano ed ammirino la tua bellezza”
“Principe per dimostrarti il mio amore verrò”
Il giorno dopo il principe era pervaso da una strana euforia ed attendeva impaziente che la fanciulla scendesse al suo cospetto.
Salirono su una carrozza scoperta e iniziarono la discesa verso il primo villaggio, mentre il sole appariva dietro le colline.
Il principe guardava affascinato la fanciulla e vedeva la sua pelle farsi sempre più diafana fino quasi a scomparire ed improvvisamente svanì.
Il principe disperato non sapeva darsi pace e ritornò al castello in preda alla disperazione .
La ore scorsero lente e calò la notte .
Una notte buia e scura ,il principe camminava nel giardino pensando a dove potesse essere Selene e perché l’avesse persa.
Il suo sguardo venne attratto da alcune piccole sfere bianche e luminose tra l’erba. Era esattamente lo stesso punto dove la notte prima Selene aveva pianto.
Il principe raccolse quelle piccole sfere , erano perle di luce …le teneva sul palmo della mano e sembrava pulsassero di luce propria .
Poi dalle colline spuntò la luna e le sfere si spensero , il principe levò lo sguardo al cielo e la luna gli sorrise…il principe capì quello che era successo …
La luna si era innamorata di lui , ma con il suo egoismo l’aveva perduta.

Il principe pianse tutta la notte disperato per la perdita e la mattina salì sul suo cavallo per vagare tra i campi , qui vide una fanciulla che accompagnava il suo gregge. Una cascata di riccioli d’oro risplendeva al sole , la pelle era di seta ,abbronzata , gli occhi due fari che illuminavano il volto.

Questo era quello che cercava ..una fanciulla reale e non un sogno.

La portò al suo castello e la chiese in sposa e vissero felici e ………….

Angiolina ammaliata da questa favola riguadagnò l’uscita dal mondo fatato e tornata nella città di Cieloalto andò all’emittente radio e dai microfoni di “RadioLuna” raccontò a tutti la fiaba e gli uomini grigi furono sconfitti e ritornò l’allegria e la fantasia.

bimba-sul-carro

The end

Per questa favola devo ringraziare una vecchia amica

infundibulo cronosinclastico

febbraio 24, 2017 § Lascia un commento

A volte ricapita

10sigarette

Cos’è un infundibulo cronosinclastico?

È un luogo dello spazio dove le diverse facce della verità si incontrano e convivono, dove le nozioni di tempo e spazio non hanno più senso

Immagine

Il ronzio della suoneria è insistente, guardo il display e vedo il tuo numero. Cazzo, potrei denunciarti per stalking ,dopo che ci siamo lasciati mi avrai mandato un mare di sms farneticanti, forse è venuto il momento di metterci sopra una pietra , anzi una lapide.

“pronto”

“Eccoti, va bene che ci siamo lasciati ma… telefonare qualche volta? Sai anche Cinzia era preoccupata…sei sempre più stronzo…”

La calma piatta ha un tremito, la scatola cranica rimbomba come dopo aver sentito una fucilata. L’insulto gratuito viaggia con forza sconosciuta e rimbalza come una pietra piatta sul lago di parole dove le onde concentriche si propagano senza soluzione di continuità. Queste onde creano un effetto domino , sgretolano le frasi , corrodono…

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Lacrime

febbraio 23, 2017 § 5 commenti

pescatori-al-tramonto

perle

che di trasparenza

han fatto vanto

faticano a trovar

la loro strada

ma quando parton

diventan fiume

Posti e strade

febbraio 20, 2017 § 3 commenti

 

aglio-sul-muro

Il marciapiede era sconnesso , stretto , le pietre si muovevano sotto ai piedi. L’equilibrio era difficile da mantenere , proprio come nella vita. Il portone era lì, con quei quattro scalini sbrecciati, non avevo voglia di entrare. Era ancora buio. C’erano rumori strani, rumori che di giorno non si sentono. Cercavo di trovarne l’origine, come se fossero rumori di una evoluzione , di un qualcosa che nasce , come fossero pensieri del giorno prima rimasti indietro e adesso si davano da fare per raggiungere il mondo, e arrivare puntuali all’alba, facevano rumore per farsi sentire, per non perdersi. C’è sempre qualcosa che si perde per strada, anzi molto si perde sulla nostra strada e molto si trova ma spesso non si trova neanche la strada. Alcuni restano immobili e aspettano la felicità, girano in tondo, non si finisce da nessuna parte così.
Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte ; ma dove ? nessuno lo sa , tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. andare per la tua strada e in fondo cosa trovi, una pentola colma di monete d’oro? Alcuni invece sono fatti per vivere fermi a un crocicchio a far passare la vita e a vedere passare quella degli altri .

Seduto su questi scalini freddi penso alla mia strada percorsa, ai paesi vissuti, alle persone che ho conosciuto a quello che ho preso, a quello che ho dato a dove sono arrivato, ma dove sono arrivato? In nessun posto.

io sono un posto….

Per quanto vai lontano sei sempre tu , non puoi sfuggire a te stesso…mi alzo e apro quel portone alle mie spalle …ed ecco il mio posto….i miei rumori.. i miei pensieri.

Io sono un posto e apro la porta a chi va e chi viene , dovunque vado il mio posto è con me .

Cambiare musica

febbraio 17, 2017 § 3 commenti

Samba o Blues

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Seduto nel soggiorno, guardavo i suoi movimenti eleganti senza affettazione, una eleganza innata , addestrata e perfezionata e mai dimenticata.
Si muoveva sicura e sotto le sue vesti indovinavo i suoi fianchi , la sua carne soda, le braccia tornite. Pensavo ai mesi trascorsi insieme che erano passati veloci , intensi e a quel giorno in cui si era rotto qualcosa, ma era inevitabile , prima o poi doveva succedere, era solo questione di tempo .Fino ad allora avevo evitato di pensarci, lo avevo escluso dai miei pensieri ma quella frase gettata lì mi aveva creato un attimo di panico, avevo evitato la risposta , avevo preso tempo ma era come se si fosse evidenziata la data di scadenza e bisognava prenderne coscienza. La sentivo parlare, modulando la voce come se volesse compensare quel diaframma che era sorto tra noi , una sorta di disagio. Il ritmo del samba copriva i rumori di fondo era stato la colonna sonora che ci aveva accompagnato. Rispondevo con monosillabi alla sua conversazione , evitavo di guardarla negli occhi dove leggevo la sua muta domanda e a quella non avevo risposte era meglio rispondere a parole. La mia mente fuggiva lontano , non ero più lì forse sarebbe stato meglio che anch’io non fossi più lì.
Avrei evitato giustificazioni , scuse, omissioni, banalità ma qualcosa mi tratteneva , qualcosa che ogni giorno si assottigliava , si usurava, si logorava. Ogni volta che non riuscivo a distogliere lo sguardo e leggevo la sua muta domanda qualcosa insorgeva dentro di me , una sorta di rabbia verso me stesso , qualcosa che mi faceva domandare: “ma cosa ci faccio qua ?”. Il travaglio interiore proseguiva e il piacere di condividere si era trasformato in sofferenza. Una notte quel qualcosa si fece chiaro, nitido , scacciò il sonno e si trasformò in frenesia.
Buttai alla rinfusa le mie cose in una valigia .Scrissi alcune righe, perché a volte è più facile scrivere che parlare. Parole dure come pietre, forse per farmi odiare , forse per evitare che ci fossero ripensamenti, forse per evitare di farle ancora più male. Fuggii come un codardo verso approdi conosciuti, abbandonando un fuoco ormai spento che mi ghiacciava l’anima.

Avevo bisogno di “Blues” per ritornare ad essere in me.

Non ti aspetto ..più ,vado via..per sempre

febbraio 15, 2017 § 8 commenti

 

occhio

Il tempo è finito, la scadenza è imminente , quella scadenza più volte rinviata , sospesa.

Le mille scuse create , le giustificazioni che ti ho trovato, il beneficio del dubbio.

Il sorriso sul tuo volto ha acceso le mie speranze le mie illusioni. La parte razionale di me ha pensato “che persona educata “, la parte fantastica ha pensato “ha qualche interesse per me”. Ogni volta gioco ai dadi con me stesso, tento la sorte e baro.

“ Se ha la gonna forse verrà all’appuntamento”

“ Se cammina sul marciapiede destro ho buone speranze”

Ai miei inviti lei è sempre vaga , mi lascia sempre un mare di speranze insoddisfatte.

Aspetto per ore e lei non si presenta, penso alle scuse che cercherà per giustificarsi ma lei non si scusa mai.

La mia parte razionale lotta strenuamente ma inutilmente ho sempre un milione di motivi per soffocarla.

Spesso fisso delle date di termine , le aspetto con ansia cerco un segno tangibile …mille segni evanescenti. Le ore scorrono liquide fisso il tempo ultimo lo aspetto come se fosse il giorno della liberazione mi sembra che oltre ci sia il baratro . Minuto dopo minuto mi sembra il lento incedere di una galea diretta verso le colonne D’Ercole dove oltre c’è solo il buio …territori sconosciuti.

Ti incontro e la tua vista mi fa battere forte il cuore , spillo le ultime gocce di coraggio e ti chiedo un appuntamento a breve termine, non posso più aspettare . Tu non neghi ma come al solito sei enigmatica .

non c’è più tempo per il tempo

Ultima occasione, i pensieri sono come spilli, se alle 20,00 non sarai lì me ne farò una ragione (se ne avrò ancora di ragione).

Alle 20,00 mi ritrovo a picchiettare con le dita sul tavolo del bar davanti a un bicchiere già vuoto , gli occhi saltellano dalle lancette dell’orologio alla strada. La mente elabora mille scuse per dilatare il termine ultimo “e se realmente questa volta avesse avuto un impedimento serio, non posso buttare all’aria tutto”.

Alle 22,00 nessun impedimento può essere sufficientemente serio, la tensione si allenta , la mente improvvisamente si fa serena e ripercorre le varie fasi delle ultime settimane e un sorriso piega leggermente gli angoli della bocca affiora dalle nebbie un pensiero che allarga il sorriso e lo trasforma in risata. La cameriera mi guarda preoccupata e ne approfitto per chiedere il conto…ritorno me stesso.

non ti aspetto più …vado via …per sempre…”

Illusione di sogno

febbraio 14, 2017 § 3 commenti

ombre

Sogno di te e di me

insieme

Sogno perché posso

solo sognare

Potresti camminare

su un tappeto di petali

di rosa

Metto i miei sogni ai tuoi piedi

cammina leggera

stai camminando

sui miei sogni

 

Dove sono?

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