InOut

febbraio 3, 2017 § 1 Commento

bimba-guarda-fuori

Guardavo le pareti che delimitavano la stanza e mi sono chiesto se non ci fosse né un interno né un esterno per lo spirito dell’essere, né corpo né anima, nessun lato opposto ad un orientamento qualsiasi, le nostre topologie definite dal fatto che non possiamo mai aggirarle arrivando dall’altra parte, ma che sono sempre lì , entrambe dall’altra parte che la fissano confusamente, con nostalgia, con tanta apprensione e impazienza.

La considerazione della limitazione si potrebbe applicare al pensiero, normalmente si dice che il pensiero non ha limiti ma forse è il modo di pensare o cosa si pensa che è un limite. E se in una ego maniacale fitta razionale estrapolo dalla mia immagine di individuo il pensiero reale da quello onirico , forse il punto è che non c’è distinzione tra il mondo reale e ciò che per noi costituisce realtà nell’uso di questa cosa chiamata linguaggio. In fondo , ogni fantasia, desiderio, falsità e illusione esiste insieme al reale e al linguaggio e perciò sono tutti la stessa cosa e questo spiega perché il pensiero può essere una miscellanea di tutto questo.

Ma l’orizzonte per un miope è più vicino? Forse è più finito ? Domande che si contrappongono alla definizione di infinito e al chiedersi se il pensiero ha una direzione nello spazio. I pensieri verranno da Sud in direzione Nord o dall’alto verso il basso? molti hanno una direzione in senso orario o antiorario e sono quelli che non vanno da nessuna parte e sono nell’infinito.

Edward Said diceva:” Il riuscire a costruire la tautologia secondo cui si comincia sempre dall’inizio dipende dalla capacità della mente e del linguaggio di manifestarsi secondo il proprio opposto e perciò di muoversi dal presente al passato e viceversa, dalla complessità a una semplicità anteriore e viceversa o da un punto all’altro come in un cerchio.”

Se ti richiudi in te stesso non andrai da nessuna parte.

Questo potrebbe essere l’inizio di una storia che potrebbe non essere subito compresa.

Una storia si autodetermina e di conseguenza è concettualmente compiuta ma lo spazio narrativo non ha confini. Una storia è ciò che sussiste autonomamente, in modo autosufficiente e indipendentemente dalla forma, dalla logica e da qualsiasi qualità dello spazio narrativo che la contiene o la definisce. La concezione di personaggio, trama , tono, voce e tempo(storiemi) è contingente non della concezione ma ad una totale comprensione ed accettazione dello spazio narrativo e della storia. Nella storia, gli storiemi sono il tessuto connettivo, il legamenti e la cartilagine ma anche lo scheletro e la muscolatura dello spazio narrativo, la storia invece non dipende dagli storiemi.

Una storia è solo una storia.

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