La gerontofila

maggio 23, 2017 § 1 Commento

“Ti chiamo io nei prossimi giorni”

Resto fermo qualche secondo a guardare la porta chiusa ,qualcosa è andato storto ma cosa? Salgo in macchina e vado a cercare un parcheggio , abito a poca distanza ma non ho voglia di andare a casa , devo pensare e ora non sono lucido.  La luna è alta nel cielo buio , sento il frangere delle onde . Sul lungomare c’è un bar ancora aperto con qualche tiratardi ancora all’opera. Mi siedo ad un tavolino un po’  a lato e rivolgo il mio sguardo alla vetrata , non voglio dare adito a nessuno di attaccare discorso. Si avvicina una giovane con un grembiulino , il trucco  disfatto un viso che trasuda stanchezza e prima di farla parlare le chiedo una media alla spina .

Luca mi aveva contattato 2 mesi prima , doveva organizzare una esposizione di reperti archeologici presso un museo a Finalborgo e mi offriva “vitto e alloggio” e una piccola “una tantum” .

Risultati immagini per finalborgo

Io ero libero ed avevo accettato e mi faceva anche piacere rivedere Luca con il quale avevo partecipato ad un paio di spedizioni in Giordania , avevo anche bisogno di rilassarmi e quel lavoretto mi sembrava l’ideale. Luca mi aveva messo a disposizione un appartamentino a Finale con relativo posto macchina , aveva aperto un conto in un ristorante a pochi metri e la parte logistica era completata . Mi aveva presentato i compagni di lavoro che avevano età tra le più disparate che andavano dai 20 agli 85 anni praticamente tutti volontari che offrivano qualche ora del loro tempo. I due artigiani che si occupavano delle istallazioni erano due professionisti dall’aria vagamente stravagante. Uno era di corporatura massiccia e tarchiata , la faccia era coperta da un paio di occhiali tondi e da una lunga barba  che tratteneva con una serie di elastici che la faceva assomigliare ad resta di salsicce e terminava sul petto . Il suo collega era uno spilungone segaligno con braccia lunghissime , stempiato con i pochi capelli rimasti portati a coda di cavallo , un paio di occhialini rettangolari sulla punta del naso e portava dei baffetti sottili  che facevano da tetto ad una bocca spiovente.I due che sembravano molto competenti erano governati dalla sorella di Luca di sette anni più giovane che avevo conosciuto in Giordania quando era venuta a trovarlo . Luisa , una donna molto energica anche se di fisico minuto con due splendidi occhi scuri e profondi e con lineamenti regolari, appena mi vide mi abbracciò con un trasporto forse eccessivo ma la cosa mi fece piacere . Era stata sposata per venti anni con un giovane molto sportivo che purtroppo aveva lasciato questa terra mentre prestava soccorso alle vittime di un incidente travolto da una auto . Luisa si era chiusa in un mutismo ostinato  e travolta da una depressione devastante. Dopo un anno Luca la aveva portata in Giordania e io mi ero impegnato a cambiare il suo stato insieme al fratello. L’avevo portata  a correre sulle dune con il fuoristrada , avevamo partecipato a incontri conviviali con cibi locali, le avevo insegnato ad andare in moto sulla sabbia. Lentamente era uscita dalla spirale della depressione e rientrata in Italia si era accompagnata con un ricercatore che attualmente partecipava alla spedizione italiana  in Antartico. Io volevo molto bene a Luisa , con lei avevo percorso un tratto di strada aiutandola a superare i baratri e le impervie vette dell’esistenza sostenendola fraternamente. Era facile collaborare con lei , metteva tutti a proprio agio i due artigiani erano innamorati perdutamente , la seguivano nei suoi voli pindarici e cercavano di soddisfare le sue richieste. Dopo una settimana mi aveva presentato Claudia mi ero perduto nei suoi occhi verdi al tocco della sua mano avevo sentito una scossa che mi aveva percorso il corpo. Aveva una classe innata ,gli anni avevano lasciato pochi segni sulla sua figura , i capelli erano di un biondo cenere e i lineamenti molto fini deturpati da un paio di occhiali bruttissimi inoltre vestiva in maniera classica come se non volesse farsi notare. Luisa me l’aveva presentata come una sua ex compagna di liceo perciò conoscevo anche la sua età , sei anni meno di me. Avevo iniziato a farle una corte serrata piena di attenzioni che lei accettava con il sorriso sul volto ma i miei inviti a cena venivano sempre annullati con le scuse più disparate . La sua presenza era subordinata a quella dei miei amici  se la cena era con la presenza di Luca e Luisa allora lei era presente e accettava la mia corte e dava anche segnali di accettazione ma appena rimanevamo soli frapponeva un muro invalicabile. Dopo due mesi la mostra era stata aperta , il pubblico si era presentato numeroso e il giorno seguente avevo ritentato ad invitare Claudia a cena e con mio sommo stupore aveva accettato , avevo prenotato in un ristorante a Borgio Verezzi perché volevo creare una certa atmosfera il più intima possibile. La cena era stata splendida ,era andato tutto bene avevamo iniziato con dei piccoli sfioramenti e poi mano nella mano sulla terrazza che domina il mare eravamo stati vicini da sentire il calore dei corpi.  Saliti in macchina lei mi aveva detto

” mi porti a casa “

con una voce che non lasciava dubbi . Mi ero fermato vicino al suo portone ed ero sceso per aprirgli la portiera e lei quasi fuggendo  ” Ti telefono io nei prossimi giorni”.

La cameriera aveva già spostato tutte le seggiole e con qualche colpo di tosse aveva cercato la mia attenzione “mi scusi è tardissimo, devo chiudere” “Ha ragione mi scusi , le devo pagare la birra ” “Lasci stare non l’ha neanche bevuta gliela offro io , Buonanotte”. Sapevo che non avrei dormito che avrei ripassato al rallenty tutta la serata , parola per parola , gesto dopo gesto dovevo trovare il motivo del rifiuto , di quel respingermi dopo avermi attratto. Dopo due giorni durante i quali non si era più ne fatta vedere ne sentire avevo comunicato a Luca la mia intenzione di ritornare a Genova , avevo salutato Luisa senza fare menzione di Claudia ma nei suoi occhi vedevo un qualcosa che non riuscivo a decifrare ma ero profondamente deluso e non connettevo a dovere. Passati alcuni giorni a Genova a sistemare le cose in sospeso ero stato contattato per un lavoro nei pressi di Bakù , qualche mese di lontananza mi avrebbero fatto sicuramente bene.

Passati quattro mesi ero tornato a casa ,alla mia vita ma il pensiero di Claudia non mi aveva abbandonato , ero tentato di chiamarla ma non mi decidevo allora una sera chiamai Luca con la scusa di chiedergli come era proseguita la mostra ,dopo varie domande preparatorie arrivai a quella cruciale “di Claudia che ne è stato? l’hai più vista?” “non ne so niente e non l’ho più vista , chiederò a Luisa e ti faccio sapere”.

La sera dopo una chiamata di Luca “domani vengo a Genova con Luisa che è rientrata da Ushuaia da qualche giorno , ci possiamo vedere a pranzo” “certo ci penso io , ciao a domani “

Luca aveva un’aria leggermente imbarazzata e sul volto di Luisa leggevo un po’ di tristezza mentre io cercavo di essere leggero e forse un po’ sopra le righe. Un bel ristorante vicino al porto antico e pranzo a base di frittelle di fiori di zucchino e e fiori di acacia , calamaretti affogati e fritto misto. La mostra era stata un successo con un alto numero di visitatori , la critica positiva e per quanto riguardava la vita tutto fluiva e le prospettive future allettanti .  Al caffè cercando di rompere quel velo di imbarazzo che di aveva avvolti ho lanciato una domanda nell’aria : “Come sei stata a Ushuaia ?”              “Ho trovato la città con un’aria di frontiera con qualcosa di violento ma nello stesso tempo eccitante anche se sono andata là per trovare qualcosa anche se sapevo che non c’era più , quando è arrivato Giulio non c’era più nessun fuoco da riattizzare , neanche una piccola brace . Come sempre ha parlato solo di se stesso , delle sue ricerche , del suo lavoro ma mai di noi, non c’era altra soluzione ….ci siamo lasciati e mi sono sentita liberata anche se lui non mi ha messo nessuna catena ma ora so quello che voglio”

Luisa guardandomi negli occhi mi dice:        “Franco ti devo parlare seriamente di Claudia ” “Dimmi , tu credi che io possa avere qualche speranza? Tra Genova e Finale ci sono solo settanta km , posso certamente continuare a farle la corte ma forse ti ha detto qualcosa , forse in qualche modo l’ho messa in imbarazzo?”

“Franco, Claudia si è sposata”

La botta è forte,  ho bisogno di elaborarla ma Luisa mi incalza ” Franco stammi a sentire e non interrompermi”

Claudia si è sposata a venti anni con un commerciante di auto di Sanremo che aveva trentacinque anni più di lei . Dopo quindici anni è rimasta vedova con un patrimonio consistente ma dopo pochi mesi si è sposata con il commercialista del suo defunto marito che anche lui aveva trentacinque più di lei .  Passati otto anni anche lui ha raggiunto i più , aggiungendo i suoi possedimenti a quelli già consistenti della ferale vedova che tra l’altro non è legata ai soldi perché non ha una vita dispendiosa ma piuttosto frugale ma questo non impedisce alle malelingue di elucubrare teorie . Comunque dopo pochi mesi si trasferisce ad Albenga e convola a nozze con un affermato notaio  anche lui facente parte del club degli ottuagenari della città ingauna . Dopo tre anni ritorna a suo stato di vedova e le voci su di lei riprendo a chiacchierare sulla sua collezione di patrimoni ma lei è pervicace si risposa con un avvocato genovese fino che anche lui sei mesi prima della sua apparizione a Finale prende il suo posto nella cappella di famiglia a Staglieno. Quando è sparita da Finale ,dopo che tu l’hai vista per l’ultima volta,  non ne ho saputo più niente fino a un mese fa quando mi ha chiamato e mi ha detto che si sarebbe sposata con imprenditore edile di Savona , vedovo senza figli che anche lui aveva superato la soglia degli ottanta , poi ho letto sul giornale un trafiletto che ne comunicava le avvenute nozze , l’ho chiamata per un aperitivo . Ci siamo incontrate e l’ho trovata serena e appagata e mi ha detto di salutarti e di perdonarla se ti ha illuso e dato delle aspettative.

Mentre ascoltavo questo resoconto così minuzioso qualcosa si rilassava dentro di me  , non avevo sbagliato niente e non ero io lo sbagliato ..forse …ero semplicemente troppo giovane , sicuramente se hai a che fare con una gerontofila devi… avere l’età giusta.

Luisa dopo avermi lasciato il tempo di assorbire il tutto aveva ancora qualcosa da dire: “Devi sapere che anch’io sono innamorata di uno più grande di me ma sette anni non sono poi tanti”

 

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