Ma cosa sono i Dentrobatidi

luglio 31, 2017 § 5 commenti

Una voce circolava tra i laboratori: la direzione stava cercando persone per una missione strategica, e qualcuno tra i miei colleghi pensava di offrirsi volontario per guadagnare dei punti.
Sarebbe stato meglio se ce la fossimo giocata alla pagliuzza più corta, invece il Dott. Gianti mi chiamò nel suo ufficio super tecnologico con quella scrivania che praticamente è lo schermo di un megaPC. Mi aveva blandito con le solite menate: “Uno solerte come lei, preparato, puntiglioso e preciso” e intanto armeggiava strisciando le dita sulla scrivania dove apparivano immagini di foreste, di fiumi, baracche e barche.
“Il target è questo, bisogna eseguire una accurata ricerca sui Dentrobatidi, bisogna studiarne le tossine e la loro applicazione nel nuovo farmaco Calmix”.
“Scusi io credevo che il Calmix fosse pronto per la commercializzazione, non che fosse in fase di elaborazione”.
“Abbiamo avuto dei problemi sui test e effetti collaterali poco piacevoli”.
“Bene, posso mettermi al lavoro immediatamente se mi procurate il materiale necessario”.
“Appunto, lei si metterà al lavoro da questo momento, il materiale bisogna procurarselo e precisamente sarà lei a provvedere e questo materiale si trova in Amazzonia. Buongiorno”.
Uscii dall’ufficio con la mente in pieno subbuglio: io sono un ricercatore da laboratorio, la mia arma è il microscopio, le mie munizioni sono le provette e il mio lanciafiamme è il beccobunsen.
Poi, tra l’altro, che cosa sono i dentrobatidi? A quello potevo rimediare velocemente, una ricerca su Google e sicuramente le informazioni sarebbero fluite.

Sono ancora intento a guardare quella specie di rana gialla e nera e a leggere che era ricca di tossine che gli indigeni estraevano per fare il veleno in cui intingere le frecce, quando la segretaria mi comunica che ha già i biglietti aerei per Manaus e che il volo è alle 22,00 di quel giorno. Milano-Lisbona-SanPaolo-Manaus, come bere un bicchier d’acqua. L’unico volo che avevo fatto prima di allora era un Milano-Catania solo andata – il ritorno lo avevo fatto in treno perché avevo sofferto il mal d’aria ma questo era lavoro e non potevo dire di no. Butto qualche vestito in una borsa, non so neanche cosa portarmi e come vestirmi, ma per quanto riguarda la tecnologia ho le idee chiare, telefonino, I-pad, Pc portatile, macchina fotografica, analizzatore di spettro, microscopio laser, tre led ad alta efficienza, tutti i carica batteria necessari e una riserva di energia. La borsa non basta e allora trasferisco tutto in uno zaino da trekking. Devo sbrigarmi per arrivare in tempo all’aeroporto e devo passare in farmacia per far scorta di medicinali essenziali ed aggiungere a quelli il Travelgum. Lo zaino pesa un accidente e riempio di medicine le tasche laterali sotto lo sguardo attonito della farmacista che sbotta “Ma dove va? In Amazzonia?” Ma è così evidente?, mi chiedo.
Come un ebete arrivo in aeroporto e mi fanno un sacco di menate perché lo zaino è fuori misura, ma finalmente mi imbarco e a ogni scalo è la stessa ma ormai sono travelgum-dipendente. Dopo due giorni arrivo a Manaus, il caldo mi dà una mazzata che credo di morire, respirare è una fatica, l’aria sembra liquida. Vado in albergo che puzzo come una carogna, esco dalla doccia e praticamente svengo sul letto. La mattina vengo svegliato dalla donna delle pulizie, è tardi e non faccio più in tempo per la colazione. Improvvisamente mi ricordo che sono due giorni che non mangio. Scendo nella hall con la fotografia della rana maledetta e mi indicano un posto al porto fluviale dicendomi che c’è un tipo che mi può aiutare. Dopo aver mangiato esco dall’hotel e il caldo mi assale, trovo la persona indicatami e la sua barca, ma nessuno dei due mi dà fiducia. Non ho scelte, prendo il mio zaino e via verso l’ignoto. Dopo quattro ore di navigazione e una buona dose di Travelgum arriviamo in un villaggio sul fiume. La mia base per le ricerche e per la notte. Mi sistemano in una baracca con un pagliericcio come letto. Naturalmente qui la civiltà non è ancora arrivata, non c’è energia elettrica e perciò al buio tutti a nanna. Verifico le mie attrezzature e le batterie non sono proprio al 100% ma non mi preoccupo. Provo a collegarmi ma naturalmente niente. La mattina si parte alla ricerca di Dentrobatidi, la giungla ci avvolge, le zanzare banchettano con il mio sangue e mi trasfigurano, ogni mia parte esposta viene attaccata e naturalmente tra le medicine varie non ci sta un repellente. Dopo tre ore di cammino sono disfatto ma di quella maledetta rana gialla neanche l’ombra. Le gambe incominciano a cedere e cado nel fango più volte, poi cado nell’acqua, lo zaino mi tira a fondo, la mia guida mi tira all’asciutto e mi ricorda che possono esserci i piranha. Guardo sconsolato le mie attrezzature, tutta la mia tecnologia avanzata distrutta da una misera pozza d’acqua. Ritorniamo al villaggio e sono in condizioni disperate, sono incrostato di fango, la mia pelle è una grattugia e il prurito non mi dà tregua. Cerco di lavarmi con circospezione, il pensiero dei piranha non mi abbandona. Il giorno dopo ritorniamo a Manaus e medito sulla mia disfatta. Non ho risolto nulla e ho buttato via un sacco di soldi di attrezzature. Mentre mi avvio verso il mio hotel leggo un cartello “ Laboratorio di analisi”; colto da un lampo di lucidità entro e chiedo lumi su quella maledetta rana gialla. La risposta è traumatica: “Signore se ci scriveva una mail le avremmo inviato le tossine già estratte con pagamento in contrassegno”.
Svolgo tutte le pratiche e faccio inviare tutto in laboratorio. Almeno la parte lavorativa è risolta. “Cazzo se ci avessi pensato prima mi sarei risparmiato tutto sto casino”.
In hotel verifico il contenuto del mio zaino, sembra tutto distrutto, forse solo il telefonino dà qualche segno di vita. Improvvisamente la suoneria inizia a squillare e le note dell’inno alla gioia si diffondono nella stanza, rispondo con trepidazione: “Pronto”.
“Buongiorno sono Luisa e la chiamo per conto di Vodafone…”.
“Ma vafff”.

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I detti celebri.

luglio 4, 2017 § 5 commenti

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Solo un consiglio: tenete sempre le orecchie bene aperte! Un solo attimo di distrazione e il virus avrà attecchito trasformandovi in veri zombi cultural-trash. E per voi, a quel punto, non ci sarebbe alcun rimedio, visto che ignoranti non si nasce ma si diventa.


Pronti, al posto, via!


“Questa È la classica scintilla che ha fatto traboccare la goccia!”.
“Parli del diavolo e spunta il lupo”.
“Non mettere il dito nella piega”.
“Muoia Sansone e tutti i cicisbei!”.
“Ha fatto i conti senza l’ostia”.
(Variante esotica:) “Ha fatto i conti senza l’hostess”.
“Non sapevo più dove mettere i capelli”. (criptica al cento per cento).
“Hanno trovato il classico cappio espiatorio”.
“Non mi cambiare il can per focaccia”.
“Fa sempre il sebastian contrario”.
“è un volta gabbiano”.
“Gliene ho dette tante, ma tante… gliene ho dette 1000 e una notte!” (Maestosamente orientale).
“La classe non è aria”.
“Non mi fa nè caldo nè rosso”.
“C’è stato un pro quo”.
“C’è stato un qui quo qua” (per questa bisogna pagare i diritti d’autore agli eredi di Walt Disney).
“Tutto il giorno un via via di gente”.
“L’ha lasciato con le fave nel sacco!”.
“è partito come una tromba”.
“Non saltare di pesce in frasca”.
“Non cercare sempre il pelo in un pagliaio”.
“CosÏ prendiamo due pesci con uno”.
“Lo dico con ricognizione di causa”.
“Ma mi rendo conto?” (E chi lo sa!).
“Ognuno abbiamo i suoi problemi”.
“Nella vita bisogna avere senso dell’humus”.
“è un Lord Brinner dell’eleganza”.
“è di un’ignoranza abissina” (fascistoide).
“Mi hai acceso una pulce nella testa” (l’ENEL lo sa?).
“Bado al sodo non al concreto”.
“Non c’ho mica le briglie sugli occhi”.
“Non si può mettere il cavallo davanti ai buoi”.
“Aveva proprio tutto, dall’acca alla zeta” (e dall’A alla F un cazzo di niente?).

 

Ma se le ho sentite veramente ..

mi sorge spontanea una domanda :

” ma che gente frequento?”

Dove sono?

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