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giugno 2, 2017 § 4 commenti

 

Volevo tenere per te,
la luna del pomeriggio.
Volevo tenerla per te,
perché sola com’è solo il coraggio.
Volevo tenere per te,

la luce di quando fa giorno
e volevo che fosse per te
anche l’attesa che diventa ritorno…
E volevo tenere per te
la più’ vera di tutte le rose,
volevo tenerla per te,
come tutte le cose…
come tutte le cose.Volevo tenere per te,
una sola di tante stagioni,
ma volevo che fosse per te
per te sola e tutti gli altri di fuori.
E volevo che fosse per te
anche l’ultimo fiato sospeso.
Volevo tenerlo per te,
questo fuoco che è acceso…
questo fuoco che è acceso.Volevo tenere per te,
la luna del pomeriggio.
Volevo tenerla per te,
perché sola com’è solo il coraggio.
E volevo tenere per te
la più’ vera fra tutte le rose
volevo tenerla per te
come tutte le cose…
come tutte le cose…
come tutte le cose.

 

Ho tenuto tutto e ho costruito un amore e oggi sono 44 anni che siamo insieme

Auguri Amore

 

Lasciami andare- Non ti aspetto più

maggio 20, 2017 § 1 Commento

 

 

Tutto quello che avevamo da dirci ce lo siamo detto o lo abbiamo nascosto.

Stiamo pestando nel mortaio solo vecchie diatribe.

Interrompiamo i silenzi solo per farci male e nascondiamo tutto quello che ci aveva fatto star bene.

Basta ricatti

il tempo è finito..

 

Sogno di te e di me

maggio 18, 2017 § 11 commenti

 

Sogno di te e di me

insieme

Sogno perché posso

solo sognare

Potresti camminare

su un tappeto di petali

di rosa

Metto i miei sogni ai tuoi piedi

cammina leggera

stai camminando

sui miei sogni

Cicatrici di poesia

maggio 6, 2017 § 1 Commento

danza

la luna attraverso i vetri è immota
come le parole
incollate alle mie labbra.
come le linee del palmo di una mano.

Seguo il profilo delle mie cicatrici

cerco di trovarci una poesia

ma le parole si dissolvono

cadono una ad una

inutili protesi

di un fantoccio

fradicio di pioggia

Due giorni a Natale

marzo 21, 2017 § 7 commenti

Image

“Tutto, capisci? Lei si ricorda TUTTO”. Il tizio era seduto davanti a me, sullo sgabello americano – l’occhio un po’ troppo spalancato sul terzo whisky. Ho il bar davanti al mare da venti anni, e certi tipi li riconosco da lontano: o.k., girano, girano come trottole, ma poi arrivano sempre li’: a parlarti del loro primo amore, e del dannato primo bacio, e di tutti gli eccetera del caso.

Ho il bar davanti al mare da venti anni. Che noia. Dicono che le donne parlino d’amore così volentieri fra loro – e già le sento, a raccontarsi, nelle toilette delle signore, dal parrucchiere, e chissadove, e trucchi, fruscii, cose di donne… gli uomini no. Gli uomini parlano solo con noi baristi. E raccontano. Ma questo tizio cosa mi stava raccontando?                                                          

“Lei non ha dimenticato nulla…certe canzoni – sa esattamente tutte le parole! O…come andarono certe nostre domeniche…e quel certo vestito, quel preciso gesto! Sono passati più’ di trent’anni. Io…io ero un sedicenne spocchioso e disattento, e quanto lo fui con lei! Forse per questo ha deciso di vendicarsi a colpi di memoria…e cosi’ mi telefona , mi scrive, mi lascia biglietti sulla porta di casa, e mi racconta come eravamo. Esattamente. Come in un film. Tutti i dettagli al loro posto. Inesorabile. Oh, un poco alla volta, lentamente, come a dosare un veleno sottile…e io ogni volta sento quella fitta al cuore, per noi, per il tempo…Lo so che cosa vuoi dirmi: perché’ non le dico di smetterla, perché’ non cambio telefono, casa, vita. Semplicemente non posso. Non posso farne a meno. Mi sveglio ogni mattina, e tutto e’ cosi’ grigio. Ma so che di li’ a poco lei mi descriverà quella nebbiolina che si alzo’ improvvisamente alle 17,30 del 30 Marzo del ’74, e il bacio leggero che sfioro’ le nostre labbra…E tutto si colora! Di nebbia, di ricordi… E una vertigine mi stringe lo stomaco…”

“Nessun problema, amico. Niente che non si possa cancellare con un’Alka-Seltzer. Anche se quello fosse stato il Grande Amore Della Tua Vita. L’Eldorado Del Batticuore. La Bibbia Del Cheek To Cheek. Non hai più sedici anni, Johnny. La vita va avanti. Ho il bar da vent’anni, e devo pur dire qualcosa ai clienti: ”Forse lei è stata il grande amore della tua vita, o forse no, ma che importa? Hai incontrato altre donne, giocate centinaia di partite, viste migliaia di albe…”

“No, non capisci, non sono semplici ricordi… sono pezzi di vita… le parole hanno quel gusto, e palpitano, solo per noi due, nel mondo, nell’anima…e nessuno, mai, nessuno, nessuno…”

L’occhio del tizio sparava lampi allucinati, la mano tremava sul bicchiere. Parlava, parlava. Sempre più concitato: ”Perché’ io posso dirti: – woodstock belforte alias – e per te sono parole senza senso!”

Ora stava gridando: ”Oppure senti questa:-TANDEM LENNY CILLO – NON CAPISCI, VERO? e se poi ti dicessi –  SOLARIS ALTOMARE – EH? CHE DIRESTI? EH?”

 “Che in altomare c’è di sicuro il tuo cervello, amico! Che mi stai raccontando? E’ normale che sia cosi’, sono ricordi VOSTRI !

 Certi imbecilli dopo il secondo whisky ridiventano bambini, e allora vai a fargli capire che e’ arrivato il momento del conto! Accasciato sullo sgabello il pazzo digrignava suoni senza senso, in un singhiozzo febbricitante: ”Cava! cava, Santanna! VentiVentisei, venti, portobello…AH! Marcord, marcord…”.

 Dovevo prendere in mano la situazione.

“Senti, bello. Io ora vado a pulire il bagno. Intanto ti ho fatto il conto – sono tre whisky, giusto? – tu paga, e quando torno non ti voglio più qui. Nel mio locale non ho bisogno di un nonno dei fiori in overdose da madeleine. Fuori c’è il mare. Vai a cercare la tua pusher di ricordi. La posta del cuore chiude. Basta.”
Entrai nel bagno, sentivo schegge di elettricità sulla punta delle dita. Respirai profondamente, mi accesi lentamente una paglia. Diamine, non ne potevo più del tizio. Ma che si credeva, di essere l’unico al mondo ad aver avuto un primo amore? Alla sua età bisognerebbe essere un po’ più posati, dico io. E curare il prato del giardino. Il bagno di un bar davanti al mare ha sempre una piccola finestra, nella quale ci sono delle piccole imposte che hanno delle piccole fessure. E tu puoi avvicinare l’occhio a una piccola fessura. E vedere l’infinito. Ma vicino all’infinito quel giorno c’era qualcosa: una scritta. Una calligrafia un po’ incerta aveva tracciato delle parole con il lapis, una specie di filastrocca, o cosi’ sembrava:

                                       Adios muchacha

                                       grazie per la tua piccola malinconia

                                       e per la pioggia

                                       per tutti i cinema

                                       per il telefono

                                       e per l’allegria            

                                       e per le scale tristi di musica

                                       e per la dolce periferia       

                                       ( e grazie ancora )

                                       per le canzoni   

                                       e per il mare

                                       per gli abbandoni

                                       e il ricordare

                                       e per il freddo

                                       il treno

                                       il cuore

                                       per la tua voce e per le tue mani

                                       e per quel sogno, e per quel rumore

                                       nel sottofondo di ciò che fu il domani…

                                       il grande mondo e noi

                                       lontani

                                       fra noi il mare ma…

                                       una stella luminosa nel buio della notte

                                       – rondini in volo di fantasia!

                                       Adios muchacha

                                       Grazie di tutto il niente

                                       E per quel tutto

                                       Che vola via

Tornai in sala: Il denaro era sul bancone, del tizio neanche l’ombra. ”Maledetto romantico” pensai – “ora mi toccherà anche di pulire il muro del bagno”, e sentii salire un brivido di freddo.
Il mare era sempre più scuro, e mancavano solo due giorni a Natale.

Lacrime

febbraio 23, 2017 § 5 commenti

pescatori-al-tramonto

perle

che di trasparenza

han fatto vanto

faticano a trovar

la loro strada

ma quando parton

diventan fiume

Vetri

febbraio 1, 2017 § 5 commenti

specchi-x-lato-b

Sei lontana e non solo fisicamente,

aleggia nell’aria il tuo profumo

che sa di stantio.

Ti guardo allontanarti come

il paesaggio che scorre

dal finestrino di un treno

che corre nella campagna.

I ricordi di amori passati

tintinnano nella mente

come bicchieri posati su un vassoio

mentre passa il treno

che ti porta lontano.

Aggiungo un bicchiere

la musica cambia tonalità

e aspetto il prossimo treno.

Dove sono?

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