Tu

maggio 31, 2017 § 4 commenti

 

Merini:

A viso aperto

maggio 9, 2017 § Lascia un commento

 

 

mare in porto


Mi piacerebbe raccontarti a viso
aperto, fuori da questo villaggio
troppo silenzioso, ma cresce
la lontananza cresce il tempo
e lascia granelli di zucchero
sul fondo della tazza.

Aggancio alla memoria foglie
di vite, qualche alberello ancora
da piantare, rammento il ridere
quella follia che benedico
poi il sale sulle labbra, il fiato corto.

Però se chiudo gli occhi
posso salvarmi, torno a cercarmi là
su quella sigaretta mai fumata.

(Nazim Hikmet)

Genova

aprile 7, 2016 § 3 commenti

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«Questa città è un ottovolante.

Un intrigo di ponti e sopraelevate.

E ogni volta una nuova emozione salta dal cuore alla testa dalla pancia alla gola.

Questa città non ha un angolo che sia uguale a un altro.

Una sorpresa continua e mischiata tra gli stretti vicoli antichi graffiati con le case quasi a toccarsi e gli assalti d’architettura di oggi con le forme e le tinte più ardite.

Questa città non ha le pianure.

Il mare s’infila nel territorio sinuoso e le montagne cadono in acqua.

Palazzi e navi giganti si alzano su nell’identico quadro di bianco e di beige.

Questa città ha gloria e ferite recenti.

Ha grande passato e attesa dell’avvenire in un gioco del tempo in cui passa ogni volta dal via.

Questa città ha musica e suoni suadenti come le cantilene del suo dialetto.

Come un raggio che asciuga la pioggia come una goccia che cade sul sole. Questa città è il porto da cui si parte senza andar via».

C.B.

All along the watch tower

marzo 21, 2012 § 7 commenti

Cristo! come eravamo ridicoli

io e il Nuvola mentre seguivamo

il furgone mortuario del Comune

…ti saresti divertita, cazzo!…

noi sulla circonvallazione

a cambiare la candela sporca

e la tua bara grigio topo gettata

nel cimitero di Prima Porta

…ti saresti divertita, cazzo! …

così come ti divertivi da sballo

a fare l’autostop sulla Colombo

per rubare una giornata alla disperazione

e sbatterla sulla spiaggia di Capocotta….

…io e te…confusi tra gli altri

che lanciavano la loro allegria

sugli asciugamani colorati della fantasia

…io e te…la sera nel vagone del treno…

ad assaporarci il sale sulle labbra,

a scandalizzare quelle facce

di cartapesta imbolsite dal sopore,

…io e te…ad inventare equilibrismi

sulla corda tesa del pudore ma…

con la mente già chiusi in quella stanza.

Che assurdità quel grattacielo

di morti murati dietro quei marmi

di fiori appassiti e nomi dimenticati.

Ti lasciammo tra i crisantemi gialli

rubati ad un disgraziato tuo vicino

e l’odore di cera e fiori marciti…

andammo via tirando calci ad una Pepsi

e cantando All along the watch tower…

cantavamo forte per non piangere, forse,

..io non ho pianto…ma,…

una volta tornato in quella stanza,

ho passato la notte alla finestra,

tutta la notte a guardare

il fumo leggero della Marlboro

che mi bruciava gli occhi

e lo scorrere lento dei vagoni.

(P. Welby, “All along the watch tower”
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

La farfalla non conta
gli anni ma gli istanti:
per questo il suo tempo le basta

Dove sono?

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