Psycho

agosto 3, 2017 § 3 commenti

 

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Non ti ho più visto dietro ai vetri

Non ti ho più visto dal fornaio con la testa china e gli occhi persi nel vuoto

Per anni ti ho salutato senza aspettare risposta …poi ho smesso

dove sarai finito…

Vaccini: vi stanno prendendo per il culo.

agosto 2, 2017 § Lascia un commento

non si sevizia un paperino

collodipapero

La settimana scorsa ci sono stati diversi commenti un po’ pepati perché, in un articolo che parlava di tutt’altro, abbiamo citato la questione vaccini. Se posti la parola “vaccino” su Facebook, non importa se inserita in un contenuto che verte su altri argomenti, scatenerai orde di commentatori monotematici, un po’ come se parli di veganesimo, se auguri “buon natale” sul gruppo Facebook dell’UAAR o se posti il nuovo logo della Juventus.

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Clamoroso! Red Ronnie scopre l’antidoto al ritardo mentale!

agosto 2, 2017 § Lascia un commento

non si sevizia un paperino

anovantagradi

…Sparandosi in faccia.

No, non è vero, per fortuna* Red Ronnie è ancora vivo. E poi, no, proprio non esiste, un vaccino contro l’idiozia. Si potrebbero limitare i danni studiando, ma ce lo vedete Red Ronnie che studia? L’ultimo libro che ha aperto era un libro da colorare sulle scie chimiche. Il problema, ovviamente, non è Red Ronnie. Né la Brigliadori, voglio dire, che credibilità può avere una che per curarsi beve il proprio piscio? No, il problema non sono un DJ ormai in declino e una ex-showgirl fulminata, il problema è Virus, la trasmissione, e la sua redazione.

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I detti celebri.

luglio 4, 2017 § 5 commenti

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Solo un consiglio: tenete sempre le orecchie bene aperte! Un solo attimo di distrazione e il virus avrà attecchito trasformandovi in veri zombi cultural-trash. E per voi, a quel punto, non ci sarebbe alcun rimedio, visto che ignoranti non si nasce ma si diventa.


Pronti, al posto, via!


“Questa È la classica scintilla che ha fatto traboccare la goccia!”.
“Parli del diavolo e spunta il lupo”.
“Non mettere il dito nella piega”.
“Muoia Sansone e tutti i cicisbei!”.
“Ha fatto i conti senza l’ostia”.
(Variante esotica:) “Ha fatto i conti senza l’hostess”.
“Non sapevo più dove mettere i capelli”. (criptica al cento per cento).
“Hanno trovato il classico cappio espiatorio”.
“Non mi cambiare il can per focaccia”.
“Fa sempre il sebastian contrario”.
“è un volta gabbiano”.
“Gliene ho dette tante, ma tante… gliene ho dette 1000 e una notte!” (Maestosamente orientale).
“La classe non è aria”.
“Non mi fa nè caldo nè rosso”.
“C’è stato un pro quo”.
“C’è stato un qui quo qua” (per questa bisogna pagare i diritti d’autore agli eredi di Walt Disney).
“Tutto il giorno un via via di gente”.
“L’ha lasciato con le fave nel sacco!”.
“è partito come una tromba”.
“Non saltare di pesce in frasca”.
“Non cercare sempre il pelo in un pagliaio”.
“CosÏ prendiamo due pesci con uno”.
“Lo dico con ricognizione di causa”.
“Ma mi rendo conto?” (E chi lo sa!).
“Ognuno abbiamo i suoi problemi”.
“Nella vita bisogna avere senso dell’humus”.
“è un Lord Brinner dell’eleganza”.
“è di un’ignoranza abissina” (fascistoide).
“Mi hai acceso una pulce nella testa” (l’ENEL lo sa?).
“Bado al sodo non al concreto”.
“Non c’ho mica le briglie sugli occhi”.
“Non si può mettere il cavallo davanti ai buoi”.
“Aveva proprio tutto, dall’acca alla zeta” (e dall’A alla F un cazzo di niente?).

 

Ma se le ho sentite veramente ..

mi sorge spontanea una domanda :

” ma che gente frequento?”

Brasile Maggio …

maggio 29, 2017 § 1 Commento

10sigarette

Brasile Maggio 1998……….

Dopo essermi integrato da circa 6 mesi nel tessuto urbano e nel caldo tropicale dello Stato del Sol cercavo di profittare delle opportunità  che mi si presentavano.

Il sabato con la macchina in dotazione percorrevo i 200 Km che mi separavano dal mare (oceano Atlantico) e passavo week end  a crogiolarmi a sole a bere Cai Pirigna  ,cavalcare le onde e bearmi dei posteriori del genere femminile della fauna locale che sono tra i più belli del mondo. Avere compagnia era la cosa più semplice del mondo ma tutto questo paradiso mi annoiava

 Ormai avevo visto le cose più interessanti dei dintorni: il Guaiba un fiume che non avevo mai sentito nominare  ma che era tanto largo che non si vedeva l’altra riva  che veniva risalito dalle navi che si avventuravano fino in Paraguay sbarcando le merci a Porto Alegre dove io vivevo e lavoravo.

Paesi come…

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Latente

aprile 14, 2017 § 1 Commento

 

La luce del tramonto soffusa filtra tra le tende arancioni spargendosi nella cucina, da lei stessa allestita. La casa era sua. Come sua era pure la vetrina a doppio sportello in cristallo ,che occupava una parete del salone; come sue erano le coppe vinte nelle gare di cicloturismo e le coppe vinte al tiro a segno , le targhe  in cui ricorrevano le sue immagini e il suo nome sotto la dicitura primo classificato; come suoi erano gli oggetti indiani provenienti dall’ashram che aveva frequentato; come sue erano le cornici intarsiate che esibivano l’attestato di laurea e master in psicologia; come suo era il batik appeso sopra la porta che rappresentava l’albero della vita , dai colori tenui; come suo era l’altare buddista che aveva realizzato lei stessa nel tempio del suo maestro in Birmania; come sua era la libreria a mensoloni di noce ideata da lei stessa, che copriva per tre quarti la grande stanza , come suoi erano tutti i libri che la riempivano.

E’ seduta a gambe divaricate su un tavolino intarsiato, con le ginocchia piegate ad angolo retto; i piedi nudi sono saldamente piantati sul pavimento in legno; due fili di perle di fiume in conflitto cromatico con la pelle bronzea, ornano il collo, le braccia magre e nervose spuntano dalle maniche di un kimono da arti marziali in seta bianca lucida; le mani rivolte in basso sono immerse nella fascia d’ombra tra le cosce e il costato, una striscia di luce sfuggita dal filtro delle tende accarezza la curva del collo e illumina la punta del mento regolare proteso verso l’alto; due occhi di ghiaccio fissano immobili davanti a sé, i corti capelli neri cadono leggermente verso le spalle.
Sulla scrivania d’epoca scelta da lei stessa, appeso alla pinza  portacarte comprata da lei stessa, un biglietto in carta azzurrina scritto con la stilografica così recita: “scusami, un imprevisto, sono atteso in sede a Roma, vengo a prenderti stasera alle venti, si va da Malyan’s per il nostro anniversario, ti amo”; sul video al plasma del portatile di lui una scritta:

“ Conferma per la prenotazione della camera al “Quisisana” di Chianciano  per il giorno 28 ,la ringraziamo per la sua scelta”.

Naturalmente era bastata una telefonata , fatta da lei stessa, in sede a Roma per appurare che lui non era là e non doveva andarci e un’altra telefonata per avere la conferma che lui era chiuso nella stanza a Chianciano in buona compagnia.
La porta si apre  e sbatte leggermente nel richiudersi, passi leggeri percorrono il corridoio, una assicella del parquet scricchiola, la pendola a muro suona le otto in punto.
Un sorriso altera l’immobilità del viso e le mani affusolate che impugnano una pistola, con il calcio di madreperla già pronta a sparare , si alzano  mettendo la canna a livello  delle spalle.

Lui si trova davanti alla scena , come paralizzato, la paura sale lentamente dallo stomaco si diffonde e si trasforma in terrore, la voce non riesce a passare il groppo della gola . Tre colpi in rapida successione saturano lo spazio, non sente nessun dolore, resta attonito per qualche secondo poi un senso di languore lo pervade , un calore al petto anticipa una fitta che lo trapassa come una stilettata, le mani scattano a contenere il petto , le gambe cedono e il corpo schianta sul parquet con un gorgoglio.

Lei si scuote dalla sua immobilità , si alza dal tavolino abbassando l’arma , raccoglie i bossoli  delle pallottole a salve e si avvia ad aprire la finestra per eliminare l’odore di cordite che rende irrespirabile l’aria. Senza rivolgere lo sguardo verso il corpo caduto scomposto si avvia verso la sua camera. Si sfila il chimono rivelando il suo corpo completamente nudo , fa scorrere le ante dell’armadio ornate di figure giapponesi, sceglie un tubino nero e si veste con cura . Lo specchio riflette la sua figura snella e flessuosa , si passa una mano tra i capelli  e sorride alla propria immagine. Raccoglie il telefonino sul basso comodino  che affianca un  futon  matrimoniale e compone il numero del “118” e appena sente il collegamento dichiara le proprie generalità e poi :

“ Mio marito deve avere avuto un attacco cardiaco venite subito”

Raccoglie la pistola e la ripone nella sua cassetta , prende due bastoncini di incenso li pone sul supporto inclinato ed avvicina la fiamma dell’accendino.

Il profumo di incenso cerca di coprire un odore nauseabondo che si sta propagando.

Questo era quello che sarebbe stato se qualcuno non lo avesse avvertito e lui non fosse più tornato e non avesse più dato segni di sé ma ad ogni anniversario lei lo aspetta esattamente alle venti con la pistola in pugno sperando di eseguire il suo piano.

infundibulo cronosinclastico

febbraio 24, 2017 § Lascia un commento

A volte ricapita

10sigarette

Cos’è un infundibulo cronosinclastico?

È un luogo dello spazio dove le diverse facce della verità si incontrano e convivono, dove le nozioni di tempo e spazio non hanno più senso

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Il ronzio della suoneria è insistente, guardo il display e vedo il tuo numero. Cazzo, potrei denunciarti per stalking ,dopo che ci siamo lasciati mi avrai mandato un mare di sms farneticanti, forse è venuto il momento di metterci sopra una pietra , anzi una lapide.

“pronto”

“Eccoti, va bene che ci siamo lasciati ma… telefonare qualche volta? Sai anche Cinzia era preoccupata…sei sempre più stronzo…”

La calma piatta ha un tremito, la scatola cranica rimbomba come dopo aver sentito una fucilata. L’insulto gratuito viaggia con forza sconosciuta e rimbalza come una pietra piatta sul lago di parole dove le onde concentriche si propagano senza soluzione di continuità. Queste onde creano un effetto domino , sgretolano le frasi , corrodono…

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