Claudio e….

giugno 9, 2017 § 6 commenti

 

Prima di venire qui mi sembrava di avere un sacco di cose da dirti, ora ho un vuoto. Credo che ci siamo detti tutto e quello che non ci siamo detti lo sapevamo già. Ora cosa abbiamo da dirci , cosa possiamo programmare per il futuro? quale futuro?Parliamo del passato ma solo delle cose belle , di quando andavamo a giocare a pallone nel campo di Giobatta e che lui aspettava a liberare le galline quando noi eravamo spompati  con la sua solita frase “anche le galline hanno bisogno di svago”. Naturalmente in genovese perché per lui l’italiano era una lingua ostica. Quando facevamo le battaglie navali contro quelli di Porticiolo , affiancavamo le lancette acconciati come pirati e simulavamo l’arrembaggio con le spade di legno e poi tutti a mangiare il ghiacciolo dallo Stramondiale. Quando alla mattina prima di andare a scuola andavamo a tirarci le onde con la tavola e poi a prenderci il caffè e latte che ci preparava Manuelo nella sua baracca sulla spiaggia.  Abbiamo passato sei mesi ad mettere insieme i soldi delle mance e a scaricare cassette di frutta ai mercati generali mentre facevamo il filo a Cassandra perché i suoi avevano una casa a Maui quando sua mamma era splendida ma lei aveva preso dal papà. Maui era stata nei nostri sogni quasi a diventare una ossessione poi stranamente era diventata una realtà e cazzo tu Claudio quando andavamo giù da quella discesa pazzesca eri il primo ad arrivare al mare e la prima onda era la tua e li ci eravamo resi conto che quelli che erano li con noi erano veramente bravi e noi non ci saremmo mai arrivati ad entrare nel tubo dell’onda e a stare in piedi e allora avevamo provato da sdraiati e ci eravamo riusciti e quel biondone tipo Big Jim ci aveva chiesto se era una nuova tecnica . Per tornare su alla casa di Cassandra le tavole sembravano di piombo e lei ci aiutava un po’ uno un po’ l’altro e faceva il filo a tutti e due  e noi a sua madre.Quando siamo andati in Marocco a tirarci le onde e tu mi hai impedito di fare la cazzata della mia vita , perché se non era per te l’avrei fatta e me ne sarei pentito per sempre ma c’eri tu che anche se eri un grancazzaro me lo hai impedito e i miei figli non ti avrebbero chiamato zio . Si perché tu piuttosto che un amico sei stato un fratello. Quando quella volta che in Portogallo ci siamo presi una sbronza che quando tornavamo a casa siamo caduti dal ponte , siamo finiti in acqua e quando siamo arrivati a riva ci siamo addormentati lì e alla mattina ci ha svegliato una donna ,con un cane enorme, che ci credeva morti e noi che ridevamo come due scemi. Quando lavoravo in Brasile e per telefono ti ho detto che c’erano onde da quattro metri e dopo una settimana sei arrivato , una mattina a tirare le onde e poi ti sei imboscato con una bella brasiliana e dopo quattro giorni ti ho portato in aeroporto che non ti reggevi in piedi. Poi vogliamo parlare delle tue donne. Intendo quelle che sono state le pietre miliari della tua vita, non quelle con cui le hai tradite  o quelle con cui sei fuggito perché non le ho conosciute ma quelle con cui credevi di trascorre la tua vita. Enza la hippy , quella che ti ha portato a Ibiza in una comunità dei figli dei fiori dalla quale sei fuggito con una inglesina tutta lentiggini e ti sono dovuto venire a prendere nei sobborghi di Londra che non avevi neanche i soldi per una birra. Vogliamo parlare di Filomena la Prof che ti aveva convinto a mettere su casa con lei, avevi resistito un anno ma i vernissage e le conferenze non facevano per te. Certo con quegli occhialoni che le facevano uno sguardo da cerbiatta aveva un certo fascino ma un paio di occhiali non bastava a legarti e allora via con quella romagnola che aveva il papà che salava prosciutti. Per Silvia eri andato fuori di melone , la avevi implorata di sposarti , lei dopo un po’ di resistenza aveva accettato  ma aveva una luce negli occhi che non mi piaceva e forse anche io non piacevo a lei. Ti aveva portato lontano dai tuoi affetti ti aveva coinvolto in quella setta che non ho mai capito che cosa facessero e che tu non hai mai chiarito . So solo che ti sei presentato a casa mia in piena notte con la disperazione negli occhi . Mi hai detto quello che dovevi dirmi , sono andato da un avvocato e poi dopo due giorni ti ho portato a Siviglia , abbiamo trattato per un chiringuito sulla spiaggia tutto a nome mio perché tu non dovevi apparire . Sono venuto a trovarti un paio di volte con mia moglie e i ragazzi, dopo un anno la faccenda si è sgonfiata e risolta , hai avuto la separazione  e mentre aspettavi il divorzio ti sei messo con Rosas , forse l’unica normale delle tue donne e con lei hai passato anni felici fino a quella notte maledetta quando è stata falciata da una macchina guidata da un tossico .    Il tuo mondo è crollato e anche un po’ il mio .Poi sei sparito. Ieri sono andato a trovare tua madre e mi ha detto che eri qui per degli accertamenti certo tutti sti cazzo di tubi e questi macchinari  accertano  solo che sei messo male e il dottore mi ha detto che è questione di ore…

Ma te ne volevi andare senza salutarmi ? Tu che sei  il mio unico vero amico , quello di cui ci si poteva sempre fidare, che c’eri sempre anche a migliaia di chilometri , quello al quale potevo dire tutto anche i segreti più segreti, te ne volevi andare così?Tu che mi confidavi tutto , tu che mi abbracciavi e mi chiamavi fratello. Ora sei qui con questi schermi che lampeggiano e suonano un ritmo che nessuno vorrebbe mai sentire , con questi tubi che ti portano la vita . Tu che quando ti sbucciavi le ginocchia non volevi niente perché l’aria cura meglio che i cerotti, tu che se ti tagliavi usavi la supercolla perché i marines fanno così. Quando sarai partito andrò da tua madre che mi accoglierà come sempre , come quando ero bambino , mi offrirà il solito caffè d’orzo che bevo solo da lei , sempre la stessa marca e quando gli dirò che sei partito si incazzerà come una iena . Dirà che sei il solito dispettoso perché la fai sopravvivere alla morte di un figlio e che non si fa così , che doveva morire prima lei ma che tu sei sempre il solito. Cazzo forse è la cosa più pesante che uno possa fare ma per te fratello lo farò.

Buon viaggio  Claudio

Mirko

maggio 19, 2012 § 12 commenti

Piccola serie di racconti di “Uomini si raccontano”

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Mirko            Il poeta

L’ho scoperto tardi, ma l’ho scoperto, sono un poeta!

E’ successo per caso di rintracciare questa dote dentro di me e sono io il primo a stupirmene. Si ho sempre amato raccontare storie, inventare favole per i miei figli , era un espediente per comunicare con loro quando erano piccoli mettendomi anch’io nella posizione del bambino, e mi divertivo anche, era più facile poi essere il genitore severo ed esigente quale sono stato.

Intransigente prima di tutto  con me stesso, sempre a fare, fare, e a spostarmi per migliorare, senza un attimo di tregua, a prendere in considerazione solo i fatti concreti, la vita presa di petto, senza esitazioni, si decide e si fa. Non dovevo dimostrare niente a nessuno, lo facevo per me, per il piacere di mettermi alla prova. Non ho mai avuto tempo per pensare e poi mi sembrava inutile farlo, quel che serve si certamente, ma nemmeno farsi troppi scrupoli altrimenti si rischia di lasciar passare le occasioni, di restare indietro, non certo io.

Ho sempre guardato con sospetto coloro che si abbandonano alla fantasia non parliamo degli intellettuali li ho sempre considerati degli inetti senza spina dorsale, delle mezze cartucce di uomini: A me piace costruire con le mani e vedere il prodotto del mio lavoro, e non fare castelli di parole senza capo né coda.

Lo riconosco a volte sono stato duro con me stesso, non mi sono concesso molto, solo occasionali “fughe” alla fine, però non fraintendetemi , ho saputo anche godermi la vita certo a modo mio, senza coinvolgermi troppo.

Il senso dell’umorismo quello sì l’ho sempre avuto, chissà forse l’ho ereditato da mio padre che anziano com’è ancora sorride alle belle ragazze, oppure l’ho appreso da mia madre  che sapeva vedere lontano, con leggerezza, o da mia nonna,  mentre cucinava mi insegnava i nomi delle piante; oppure da tutti loro insieme. Guardare al lato umoristico delle cose mi ha sempre attirato, mi alleggerisce il cuore, e farmi due belle risate con gli amici toglie le preoccupazioni dalla mente.

Fatto è che alla bella età di cinquanta anni mi sono ritrovato a scrivere poesie e quel che è peggio a pensare poetico. All’inizio ho cercato di non farci caso, passerà, mi dicevo, sarà un periodo così, capita, come l’influenza.

Quando poi la faccenda si è prolungata ho iniziato a preoccuparmi, è mai possibile che proprio a un tipo come me doveva succedere un cosa del genere? Non ci volevo credere, se lo avessi detto a qualcuno che mi conosce mi avrebbe sorriso in faccia,  capite che non lo potevo dire.

Per un po’ ho fatto finta di niente, come dicevo, ma non è servito, le parole poetiche, tutte quelle sdolcinature che avevo sempre tenuto distanti, le dolcezze melense, l’esagerazione dei sentimenti, insomma tutto quel corollario di emozioni effimere, di inutili esaltazioni della natura, dell’amore per una donna,  mi arrivavano così facilmente e senza alcuna ricerca da parte mia da lasciarmi sbigottito. Avrei voluto ribellarmi ma non potevo, mi sentivo a disagio.

Ora  questo modo di essere nuovo e per me sconosciuto occupa parte dei miei pensieri, mio malgrado, insieme all’altra parte , per fortuna, quella concreta, ben piantata per terra. E poi è successa una cosa straordinaria: mi sono reso conto di stare bene, mi fa bene aver riaperto questa risorsa, sento dentro una gioia nuova , come un soffio leggero che mi risana,  e anche una capacità acquisita, più sottile di osservare il mondo, di dare valore a ciò che conta davvero e un’apertura maggiore verso gli altri e all’amore.

Ci ho messo un po’ di tempo, ora lo so,  sono un poeta.

Alfredo

maggio 8, 2012 § 6 commenti

Piccola serie di racconti di:”Uomini si raccontano”
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Alfredo                   Il fiore all’occhiello

 

L’ho appreso da ragazzo questo espediente:  essere sempre, da fermo, seduto, mente cammino come se avessi un fiore all’occhiello, l’ho adottato e se in un primo tempo ho dovuto faticare per ricordarlo, mi sono allenato anche davanti allo specchio, ora mi viene naturale, non me ne accorgo neppure. Funziona, eccome funziona! A scuola me ne stavo impettito, dritto davanti ai professori e così accadeva che anche quando non avevo studiato la sufficienza era assicurata. Lo stesso all’università, dovevo preparare l’esame, un poco, questo si, e poi il mio atteggiamento sicuro faceva il resto. Con le donne poi, seppure non sono bello, normale direi, ho sempre avuto successo: con le donne non mi è mai andata buca, anzi capita pure che si innamorano e allora a quel punto sono io che abbandono la partita. Non cerco complicazioni io, non ho intenzione di legarmi sentimentalmente a una qualsiasi, riflettendoci non mi sono mai innamorato, a che giova? Io sto bene così, ho tutto quello che desidero.  Ho fatto carriera nel lavoro, sono dirigente è ovvio e il mio modo di presentarmi mi ha aiutato, sono una persona di potere che incute rispetto. Guadagno bene, ho una bella casa con tutti i confort moderni, una bella libreria moderna piena zeppa di libri, tutti nuovi, non li ho mai letti, però fanno scena, un guardaroba di vestiti e accessori di ogni tipo, naturalmente firmati, non mi faccio mancare niente. Mi piace avere cura di me, del mio corpo, pratico degli sport, palestra, nuoto, d’estate il tennis e d’inverno vado a sciare. Di tanto in tanto organizzo delle feste a casa mia, sempre di grande effetto. Mi tengo aggiornato su tutto, le mostre d’arte, gli eventi mondani, i vernissage. Ho una gran quantità di amici, oddio amici non proprio, conoscenti che ruotano intorno, alcuni li frequento andiamo insieme a prendere “una cosa” nei locali alla moda, ci si presenta, si scambiano quattro chiacchiere e poi magari capita di ricontrarci, è così. Ho le mie idee politiche ben precise, conservatore, ammiro gli uomini che hanno iniziativa e danno sicurezza.

La scorsa notte mi sono svegliato, strano prendo sempre per precauzione una pillolina la sera, al mattino devo essere in forma, non riuscivo a riprendere sonno e allora mi sono alzato ed è successo un fatto incredibile, non potevo reggermi dritto, per quanto tentassi , niente restavo piegato in due con il busto in avanti, non avevo dolore ero solo bloccato in quella posizione. Ora sono ricoverato in una clinica, la migliore, i medici stanno studiando il mio caso, sicuramente una soluzione si troverà. Altrimenti dovrò trovare un altro espediente.

Silvia

aprile 30, 2012 § 9 commenti

Piccola serie di racconti :”Donne si raccontano”

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Silvia  Poesie al call-center

 

 

Mi piace spendere, e scrivere. Non posso spendere. Ma scrivo: sono almeno dieci anni che scrivo poesie. Non le pubblico, perché nessuno le vuole: le poesie non si vendono, dicono. Così solo riempiono i cassetti della mia scrivania. Di tanto in tanto partecipo a qualche concorso per dilettanti. Mi chiamano a leggerne una in pubblico e qualcuno mi applaude. La cosa mi rende felice, mi ridà entusiasmo e fiducia in me stessa, scrivo una nuova poesia. Lo faccio per me: bisogna pur regalarsi qualcosa. Sono laureata. Per vivere, anzi per sopravvivere, ho trovato lavoro in un call-center: settore sondaggi telefonici, quattro ore tutti i pomeriggi, sessantacinque centimetri di euro per ogni telefonata, più riesco a farne e più guadagno. A malapena riesco ad arrivare a settecento euro al mese. Ma c’è chi sta peggio di me: almeno io ho le mie poesie.

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anche se le leggo solo io

Massimo

aprile 27, 2012 § 16 commenti

Piccola serie di racconti : “Uomini si raccontano”


 

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Massimo      tradizioni di famiglia

Mio nonno era un ingegnere, ha messo su una solida azienda. Quando mio padre si è laureto,neanche a dirlo in ingegneria, lo ha messo nell’azienda e lui l’ha potenziata , l’ha fatta diventare un colosso. Io da bambino volevo fare il medico, poi mi sarebbe piaciuto suonare. Quando ho proposto il conservatorio a mio padre , mi ha guardato di traverso ed è stato perentorio:Istituto tecnico e poi ingegneria ..senza incertezze. Mia madre , una donna semplice , era riluttante alle serate mondane e piuttosto che il te con le mogli dei dirigenti , preferiva fare tovaglie al punto croce…gli ha parlato.. e dopo un paio di giorni…. a cena , mio padre ha sentenziato “Liceo classico e potresti frequentare  un corso di musica “. Ho guardato mia madre, con un battito di ciglia , mi ha fatto capire che era il massimo che era riuscita a spuntare. Lei una donna esile , diafana, con una voce dolce… delicata…, la sua massima aspirazione era poter leggere e dedicarsi alla poesia….dolci poesie …leggermente melense… Mai una parola sopra le righe e nessuna forza per imporsi, la donna perfetta per uno come mio padre. Finito il liceo con i massimi dei voti ,ero anche stanco del pianoforte, volevo qualcosa di più mio, da poterci mettere l’anima…e trovai questo nel flauto traverso.  Come facoltà avrei preferito qualcosa più rivolta alla letteratura. Lui….fu inflessibile…ingegneria.

Io intervallavo esami ad assoli con il flauto e sentivo di essere bravo, non li facevo sentire a nessuno. Laurea con il massimo dei voti…ed ingresso nel mondo del lavoro….Lui decise che dovevo fare esperienza in una grande compagnia ..e con le sue conoscenze ..è stato facile.

In premio della mia laurea ho ricevuto un grande attico con vista sul mare.  Lui ha deciso che per affrancarmi dovevo andare a vivere da solo. Ma….stavo tanto bene con la mia mamma , e soffrivo a stare solo e lei soffriva senza di me…ma.. Il mio lavoro lo facevo bene , Ufficio normalizzazione, T.N. acronimo di tabelle normali, registrazione di tutti i materiali in uso, fornitore , caratteristiche. Arrivava una variante la Ditta Irpiwk aveva cambiato le confezioni…da 3 kg a 5 kg ed io prontamente provvedevo alla modifica. I miei colleghi erano taciturni e nessuno laureato , è vero che ogni tanto arrivava un giovane ing. ma dopo 3 mesi se ne andava in altri uffici . Da 3 anni io sono qui. Sarà perché sono bravo e il mio lavoro lo so far bene? Ogni tanto vado a mangiare a casa dei miei , ed aspetto che lui mi dica di andare a lavorare da lui ma finora niente…dovrò ancora fare esperienza….? Alla macchinetta del caffè ..un collega mi ha presentato la signorina Elda, non bella , un paio di grossi occhiali le coprono il viso aguzzo ed è molto esile…ma ..mi ha detto che suona la viola. Abbiamo incominciato a salutarci e abbiamo deciso di incontrarci per suonare qualche pezzo insieme. Ci siamo incontrati qualche volta a casa mia ed abbiamo suonato insieme …poi un giorno si è avvicinata  e mi ha baciato…non sapevo cosa fare…poi con un po’ di tempo le cose si sono messe bene. Allora ho deciso di presentarla ai miei genitori e pensando al futuro ho preparato anche il discorso da fare a mio padre per chiedergli di andare nella sua azienda in qualche posto di responsabilità. La serata procedeva bene , mia madre era luminosa e sorridente e chiacchierava senza posa con Elda ..solo mio padre era taciturno e leggermente cupo, poi in un attimo di coraggio ho iniziato il discorso che mi ero preparato…..Lui mi è stato a sentire paziente fino alla fine…poi mi ha detto – ho appena assunto un brillante ingegnere, per quel posto, ma tu resta pure dove sei……..tu sei troppo uguale a tua madre ….non dovevi fare l’ingegnere.

Che abbia ammesso di essersi sbagliato?

Ferdinando

aprile 22, 2012 § 23 commenti

Piccola serie di racconti : “Uomini si raccontano”
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Ferdinando          L’ex play boy

 

Io amo le donne. Tutte. Non proprio tutte, diciamo amo le donne belle. Ho un debole per la bellezza femminile, e un’ammirazione infinita per il delicato e misterioso mondo femminile. Io le capisco, so quello che vogliono e allora facilmente le conquisto. A dire il vero preferisco quando la seduzione si protrae e lei non è subito disposta a cedere, questo succede con quelle donne che oltre ad essere attraenti sono pure intelligenti e colte, allora diventa un gioco raffinato, fatto di sottintesi, ammiccamenti, sguardi e premure. Decisamente preferisco la donna elegante, che ha carattere un suo stile per questo ho sempre frequentato ambienti mondani di un certo livello sociale, è stato così che mi sono ritrovato play boy. Nella mia vita ho collezionato una quantità infinita di storie galanti, alcune brevi altre più durature, tutte condotte con classe, galanteria:  cene in ristoranti costosi, alberghi  di elite, inviti a concerti, fiori, il meglio. A dire il vero mi sono fatto anche molte belle scopate, fanno bene al corpo e allo spirito. Ho imparato molto sull’arte dell’amore. Mi sono innamorato veramente una volta sola nella mia vita, ero giovane, lei era bellissima e apparteneva ad una buona famiglia, ho fatto follie per lei mi sono persino trasferito di città per starle vicino, poi lei ha sposato un altro. Capita.  E’ stato meglio così. Io non sono adatto al matrimonio…..intendo a quell’unione d’amore unica ed esclusiva . Eppure a un certo punto mi sono sposato, lei è la figlia del mio capo, molto bella, ricca, e allora mi sono detto perché no, farsi una famiglia conviene sempre. Insieme conduciamo una buona vita, ognuno non interferisce nelle cose personali dell’altro, abbiamo una casa grande, persino due camere da letto, sono nati  anche due figli, un maschio e una femmina, ora sono adulti entrambi e stanno fuori casa. Da quando siamo rimasti soli io e mia moglie a volte non ci incrociamo per giorni interi, però ci amiamo, a nostro modo. Nei primi tempi del matrimonio ho cercato di essere fedele, vi assicuro ce l’ho messa tutta, ma come resistere a quel solleticante desiderio che ti invade quando intravedi una certa luce negli occhi di una bella donna. Io sono come una calamita le attiro. Ulimamente ho ricominciato e questa volta è stato ancora più intrigante, perché devo pianificare, trovare delle scuse, dei sotterfugi, stare attento a non fare passi falsi, a lasciare tracce,  senza molta difficoltà del resto, mia moglie non ha mai chiesto nulla, o non se ne è accorta o fa finta di niente. Lei lo sa io sono un ex play boy, e mi va bene ma cosa mi è rimasto? è una domanda a cui non voglio rispondere.

Gianni

aprile 20, 2012 § 39 commenti

Piccola serie di racconti : “Uomini si raccontano”

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Gianni           Un uomo normale

Lavoro in banca, faccio il cassiere ,si ci sono riuscito, una piccola spinta l’ho avuta, dal parroco del mio paese, del resto funziona in questo modo. Ora sono soddisfatto, ho un buon impiego con tutte le sue mensilità assicurate, le ferie, e tutto il resto, poi mi piace, i colleghi sono cordiali con me, andiamo insieme a mangiare nell’intervallo ora con l’uno ora con l’altro e si parla di calcio, di donne, solito. Fra un mese mi sposo,  finalmente ci siamo decisi io e la mia fidanzata, una brava ragazza, ci frequentiamo da un po’ ormai, ci vogliamo bene e dopo anni siamo riusciti ad acquistare un appartamentino, è piccolo, grazioso, senza pretese, per adesso a noi va bene. Abbiamo dovuto accendere un mutuo e per far fronte a tutte le spese abbiamo dato fondo ai nostri risparmi, ci si sposa una volta sola e allora quel giorno deve essere indimenticabile. E’ ultimato anche l’arredamento, bei mobili di legno massiccio, devono durare, mancano solo i soprammobili, le stoviglie, ma arriveranno con i regali, è già aperta una lista nozze in una rinomata cristalleria.

L’unica cosa che non ho voluto acquistare è la televisione. A chi mi chiede come mai, rispondo solo che la sera preferisco leggere, i classici, e poi mi dedico al modellismo, mi diletto a costruire velieri, ne ho già fatti parecchi.  

Io ho pianificato nel  giro di circa 15 anni tutti i debiti saranno pagati, ho messo tutto su un’agenda, ben chiaro, dopo penseremo a una casetta in campagna, i risparmi vanno investiti.

A proposito dimenticavo anche la mia fidanzata lavora in banca, lì ci siamo conosciuti, e abbiamo iniziato a parlare,  si sa come va a finire, abbiamo iniziato ad uscire insieme e scoperto di avere le stesse aspirazioni, gli stessi progetti nella vita. Ed eccoci arrivati a un passo dal matrimonio, sono contento, in fondo non è poi un gran cambiamento, ci vediamo tutte le sere anche adesso, mangiamo insieme a volte, o andiamo al cinema, abbiamo fatto un abbonamento, almeno finché non arriverà un figlio, non ne vogliamo di più. 

Per il viaggio di nozze abbiamo deciso una crociera nel Mediterraneo, è costata un po’, suvvia.

La scorsa estate siamo andati in Sardegna, quindici giorni in un villaggio, ci siamo divertiti, un pacchetto completo, io non bado a spese per le vacanze.

Tutto a posto non resta che aspettare.

L’altro giorno mi è successa una cosa strana, mai capitata prima, mentre contavo i soldi per la chiusura di fine giornata (denaro degli altri), osservo il mio collega, lui è più anziano, ha i capelli grigi, porta gli occhiali, ma si vedono lo stesso gli occhi tristi: gli è venuto il collo stretto, sarà perché porta sempre la cravatta (?), e un sorriso fisso sulle labbra, magari per compiacere il direttore. Mi è venuto da pensare: non starò facendo delle scelte sbagliate?

 No io no, so quel che faccio! Ho avuto l’esempio dei miei genitori, sono ancora insieme dopo tanti anni, certo gli alti e bassi ce li hanno tutti, mio padre lavorava in una grande azienda e senza scialacquare ha sempre fatto fronte alle spese della famiglia, la sera ci si ritrovava a tavola, la televisione accesa per il telegiornale, e poi ci si metteva in salotto per guardare qualche bel film (sarà per questo che ora non ho voluto la tv?). Ma guarda cosa vado a pensare. A ripensarci una televisione in casa ci vuole, chi ce l’ha il tempo per leggere il giornale, domani vado alla Metro e mi prendo quella panoramica a parete…….starà bene in sala e fatti due conti ci sta!

Tanto è lo stesso ! 

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